Archeologico

Comune di Caldarola

L’Antiquarium di Caldarola è stato riallestito nel 2008 nei locali prospicienti l’area musealizzata della villa rustica di età romana scavata sulla riva del Lago di Caccamo.
Il nuovo allestimento nasce dall’esigenza di presentare in maniera del tutto rinnovata i materiali di età romana già precedentemente esposti, provenienti dal territorio comunale nonché dalla volontà di musealizzare i reperti inediti provenienti dagli scavi archeologici della villa stessa.
Il criterio espositivo scelto consiste nella divisione dei reperti per classi di materiali secondo un ordine diacronico.
Nella prima vetrina sono esposte ceramiche a vernice nera in una serie di ciotole di varie dimensioni, alcune delle quali con iscrizioni graffite all’interno o all’esterno del vaso; sei frammenti riportano il nome di un medesimo individuo Stn. Rutilio(s) Somios. Le iscrizioni graffite in lingua latina si datano alla fine del III secolo a.C. e rappresentano i più antichi documenti di scrittura della regione, documentando una precoce romanizzazione del territorio legata forse alla presenza di un luogo di culto.
Nelle successive vetrine trovano collocazione i reperti in terra sigillata italica, le lucerne, le ceramiche a pareti sottili e quelle di uso comune. I metalli, i vetri e la piccola collezione numismatica con due eccezionali esemplari di monete puniche sono nelle bacheche centrali.
L’ultima vetrina accoglie una selezione dei reperti provenienti dalla villa rustica portata in luce nel 2004.
Si segnalano inoltre una tomba a cappuccina ricostruita e un grosso recipiente per la conserva degli alimenti: il dolio.
Nella torre sud est della cinta muraria del suggestivo borgo medievale di Pievefavera, dove era collocata precedentemente la collezione, sono conservati elementi architettonici e di arredo di età altomedievale provenienti dal territorio.

Comune di Cingoli

cingoli_museo_archeologico_stataleIl museo, nato intorno ad un primo nucleo espositivo è stato inaugurato nel 1997. Vi sono raccolti materiali di proprietà statale provenienti dal territorio circostante. E’ situato all’interno del palazzo Municipale con accesso da Piazza Vittorio Emanuele II.

Comune di Macerata

macerata_sito_ricinaL’area archeologica di Helvia Ricina si trova nella frazione di Villa Potenza di Macerata. La città romana sorge su un territorio che ha restituito tracce di vita a partire dall’età preistorica, ma la fondazione del municipio, in un punto in cui si incrociavano importanti vie di comunicazione (la Flaminia prolaquense e la Salaria Gallica) risale alla seconda metà del I sec. a.C. Un’iscrizione conservata nell’atrio del palazzo comunale di Macerata ricorda che Settimio Severo elevò la città al rango di colonia nel 205, attribuendole il nome di Helvia Ricina Pertinax.
Il XX sec. con l’avvio dell’urbanizzazione ha consentito in diversi momenti di portare in luce tracce dell’antica città e nel 1963, presso il distributore “IP” fu scoperto un tratto di basolato stradale oggi parzialmente visitabile, che conserva ancora visibili le tracce delle ruote dei carri. Sul lato nordest la strada era affiancata da un portico, sul quale si affacciavano botteghe (tabernae) e magazzini. All’interno dell’area musealizzata l’edificio monumentale meglio conservato è il teatro, posto al centro della città, nei pressi del foro, risale alla piena età augustea. Interamente edificato in area pianeggiante, era largo più di 70 m ed era circondato da un portico. Attualmente si conserva per un’altezza di circa 7 m e sono ben individuabili tutti gli elementi caratterizzanti la struttura teatrale: l’orchestra, le gradinate, l’edifico scenico e i vari ambienti di servizio. Le necropoli sono state localizzate ad ovest della città, dove sono state scoperte alcune sepolture e strutture murarie connesse generalmente a monumenti funerari. Il ritrovamento di maggior rilievo è quello di 150 blocchi di pietra, quasi tutti scolpiti e decorati, che hanno permesso di ricostruire almeno sei monumenti funerari di diversa tipologia.

tel. 0733/492937

apertura a richiesta

Comune di Matelica

matelica_museo_archeologico Il Museo Archeologico è allestito all’interno dello storico Palazzo Finaguerra e nasce da una precedente raccolta archeologica, costituitasi con l’intento di rendere pubblici i risultati dei pluriennali scavi condotti nel territorio comunale da parte della Soprintendenza archeologica per le Marche nell’ambito di una fattiva collaborazione col Comune. Il percorso di visita si snoda all’interno del primo e secondo piano del palazzo e consente di ripercorrere le fasi dell’insediamento dalla preistoria fino all’epoca tardo rinascimentale. Fra gli scavi esposti va segnalato quello dell’area di lottizzazione Zefiro, all’interno della quale, su una superficie di più di tre ettari, sono state individuati una necropoli (Crocifisso-Zefiro) ed un insediamento piceno datati tra VIII e III sec. a.C. I materiali provenienti dalla tombe attestano una varietà ed una ricchezza unica nel suo genere: corredi di vasi, elmi, schinieri di bronzo e i preziosi monili della toletta femminile. Di notevole valore storico ed artistico la “Tomba di Villa Clara” relativa ad un princeps. La seconda parte dell’esposizione è dedicata alle fasi romane e medievali della città. Per l’età romana le testimonianze maggiori provengono dalla necropoli di Fonticelle, di cui è esposta una interessante ricostruzione di tomba a cappuccina. Dell’area urbana vanno rilevati soprattutto una testa votiva fittile datata tra III e II sec. a.C. ed un frammento di mattone con bollo che sembrerebbe documentare l’attività di una fornace pubblica a Matelica. L’ultima parte del percorso espone i materiali ceramici compresi in un arco cronologico tra XIV e XVIII sec. Si tratta in gran parte di maiolica arcaica, italo moresca, policroma e monocroma, affiancata a ceramica ingubbiata e graffita.

vedi il depliant con gli orari

scarica il depliant delle attività didattiche

Comune di Montecassiano

montecassiano_raccolte_civicheLe raccolte museali della città di Montecassiano sono conservate in diversi edifici di proprietà comunale. La quadreria (vi sono anche pale di notevole pregio artistico) raccoglie notevoli esempi di pittura sacra e profana dei secc. XXII e XVIII provenienti dalle chiese e dai conventi soppressi del centro storico. Fanno parte della quadreria anche alcuni disegni , studi e tele del pittore Giovanni Cingolani. La raccolta archeologica che vanta alcuni importanti reperti di epoca picena e romana rinvenuti nel territorio comunale. Quadreria e antiquarium sono custodite in parte presso il Palazzo dei Priori, edificio del XIV secolo già sede municipale e in parte presso la Pinacoteca comunale al Piano Nobile di Palazzo Compagnucci. Altri interessanti dipinti sono esposti poi nelle sale del comune: fra essi merita una visita la pala con la Madonna col Bambino fra Sant’Andrea e Sant’Elena dipinta fra 1506 e 1508 dal pittore Ioannes Ispanus, artista spagnolo trasferitosi nelle Marche, per la chiesa scomparsa di Santa Maria di Lenze. La visita a Montecassiano non può inoltre prescindere dalla collegiata di Santa Maria, che fronteggia il Palazzo dei Priori, e conserva importanti opere d’arte, fra cui una croce processionale dell’orafo Lorenzo d’Ascoli, e la monumentale pala d’altare in terracotta invetriata dipinta, opera di Mattia della Robbia, esponente della famosa bottega di plasticatori fiorentini. Il Museo di Arte Sacra “Giovanni da San Guglielmo” si trova presso la Chiesa di San Giovanni Battista, costruzione del XVI Secolo con una facciata molto semplice, che nasconde una struttura interna, leggera ed elegante, artificio barocco a pianta ottogonale. Conserva le tele che un tempo adornavano gli altari e l’oratorio, oltre a numerosi oggetti e arredi sacri. Tronetti, macchine processionali, candelabri, crocifissi e cartegloria sapientemente recuperati e restaurati sono tornati fruibili dopo anni di abbandono.

per informazioni chiamare 0733/299811

Comune di Muccia

mucciaDa un’iniziativa congiunta tra la Soprintendenza Archeologica delle Marche, l’Università di Roma «La Sapienza» e l’Università di Pisa, negli anni 2001-2003 si è ripresa l’indagine archeologica a Maddalena di Muccia con l’intento di inserire i dati dei primi scavi, condotti da Delia Lollini negli anni ’60, in un più ampio contesto di indagine, finalizzato a comprendere le dinamiche di frequentazione dell’area. La volontà di rendere pubblici i risultati delle indagini ha portato all’allestimento, all’interno della chiesa sconsacrata di Santa Maria Maddalena, di una mostra divenuta permanente in cui sono esposte, oltre ai materiali recuperati, le fasi delle campagne di scavo che hanno seguito un’impostazione interdisciplinare, basata sulla stretta collaborazione tra studiosi di diversi ambiti: tra questi, il geologo, il paleobotanico, l’archeozoologo, l’antropologo fisico, gli specialisti in analisi archeometriche. Tra i reperti si segnalano vari oggetti dell’industria litica paleolitica e neolitica e le decorate ceramiche di impasto. I falcetti, le macine e i semi carbonizzati di cereali, rinvenuti nelle ultime campagne provano la pratica dell’agricoltura. La fauna domestica indica un allevamento proprio di una comunità stabile, resta invece da verificare il peso dell’attività di caccia. La presenza di materie prime non locali – ossidiana e pietre verdi – attesta l’inserimento di Muccia nella rete di scambi già molto attiva nel Neolitico. L’area di scavo, ancora oggetto di indagine, non è musealizzata, occupa circa 450 mq ed ha evidenziato una frequentazione del pianoro prolungata nel tempo.

Comune di Pievebovigliana

pieveboviglianaAll’interno del palazzo municipale, disposto su due piani, si trova il “Pievebovigliana Museo”, che ripercorre, nelle sue diverse espressioni, l’intera storia sociale ed artistica del territorio comunale, dall’età preistorica ad oggi. Esso è composto dal Museo Archeologico “Valerio Cianfarani”, dal Museo Civico “Raffaele Campelli”, dal Museo Storico del Territorio, dalla Collezione di xilografie di Maria Ciccotti e dalla Raccolta Gino Marotta. Il Museo archeologico, aperto al pubblico nel 1999 raccoglie i reperti ritrovati nel territorio comunale, tra i quali si segnalano l’iscrizione di Fiordimonte, identificata come un’espressione epigrafica dei Senoni, un vago antropomorfo in pasta vitrea di produzione fenicio-punica, databile intorno al IV secolo a.C., e una testina femminile in argilla, appartenente alla tradizione medio-italica del III-II secolo a.C. Tra le opere più importanti del Museo civico, fondato nel 1936, sono da segnalare: una Crocifissione di Cola di Pietro, una Madonna di Loreto con Santi di Simone De Magistris ed alcune sculture della fine del XV secolo (un San Sebastiano in legno intagliato di provenienza marchigiana, una testa della Vergine in terracotta di provenienza abruzzese e una testa del Redentore in terracotta), esposte nel 2002 nella mostra “Il Quattrocento a Camerino”. Nel Museo Storico del Territorio, inaugurato nel 2006, attraverso i documenti d’archivio e dei pannelli esplicativi si ricostruisce la storia economica e sociale del territorio, con degli approfondimenti dedicati alla tessitura domestica, tipica dell’area, con tele e tovaglie che risalgono al XV secolo, ed alla produzione artigianale dei laterizi, in fornaci dislocate in tutto il territorio comunale. Una sezione particolare è dedicata alla storia aziendale della distilleria Varnelli, dalle sue origini ottocentesche fino ad oggi.
Nella Collezione di Maria Ciccotti, anch’essa risistemata nel 2006, viene esposta l’intera produzione di xilografie (ex libris ed illustrazioni per libri), con i legnetti originali e relativi strumenti di lavoro, di questa importante artista di Pievebovigliana, animatrice culturale dell’artigianato locale, attiva soprattutto tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, allieva ed amica di Bruno da Osimo. La Raccolta Gino Marotta, invece, si trova all’interno dalla Sala Consiliare da lui progettata, dove è collocato anche il fortepiano appartenuto al grande compositore marchigiano Filippo Marchetti (1831-1902). La collezione comprende un nutrito numero di opere, donate direttamente dall’artista, oggi cittadino onorario di Pievebovigliana, considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’arte italiana contemporanea.

Comune di Pollenza

pollenza2

La raccolta archeologica è stata recentemente riallestita all’interno di Palazzo Cento, residenza signorile del XVI secolo, che accoglie oggi anche un’interessante pinacoteca, una pregevole collezione di ceramiche fabbricate a Pollenza tra il 1810 e il 1905, mobili d’epoca e una singolare raccolta di crecefissi. La mostra dei reperti archeologici è allestita in una stanza al primo piano, preceduta dall’esposizione, lungo il corridoio d’ingresso, di una statua femminile frammentaria e acefala. Il museo è composto da due nuclei di reperti. Il primo è stato costituito grazie ai rinvenimetni occasionali rinvenuti in località Montefrancolo, tutti riferibili ad un insediamento romano. Questa origine è documentata, tra l’altro, da un torso maschile in marmo, forse Apollo; da una statua femminile vestita di chitone e coperta da un mantello di pelle ferina, alla quale è stata ricollegata una testa con una acconciatura detta “a melone”; infine da una testa femminile in areanria. Il secondo nucleo della raccolta si è formato a seguito di alcuni scavi condotti alla metà degli anni ‘40 sempre in località Montefrancolo. Tra i reperti si segnalano un corno di cervo lavorato, frammenti di ceramica d’impasto, vasi ed oggetti di bronzo, vaghi di collana, che documentano un’occupazione ininterootta del sito dall’età del bronzo fino all’età del ferro.

tel. 0733/548711

orario

festivi e prefestivi 10-12/15-18

Comune di Porto Recanati

potentiaNella torre del castello svevo è aperta al pubblico dal 2004 la mostra archeologica permanente che vede esposti sei esemplari di statuaria romana provenienti dagli scavi archeologici condotti nella colonia romana di Potentia, fandata nel 184 a.C.. Le statue, tutte in marmo pario e pentelico, sono collocabili cronologicamente tra la tarda età repubblicana e la tarda età imperiale (II a.C. e IV d.C). Al piano terra sono visibili un personaggio togato di grandi dimensioni, probabilmente un personaggio pubblico della città, una statuetta femminile forse una Psiche, un Eros. Al primo piano spiccano un personaggio maschile di età ellenistica, un torso maschile e una statua rappresentante una divinità identificabile con Apollo o Dioniso. In esposizione anche interessanti materiali lapidei e bronzei recuperati nel corso delle ricerche. Vengono inoltre fornite informazioni tramite materiale multimediale e DVD, contenenti immagini del sito archeologico e dei reperti ivi rinvenuti.

tel. 071/7591862 - 071/759971

orario di apertura

lunedì-venerdì 16-19

per altri orari prendere appuntamento

Comune di Recanati

recanati_museoIl patrimonio storico-artistico di proprietà del comune di Recanati è esposto dal 1998 nella villa nobiliare Colloredo Mels, edificio di notevole pregio artistico, dotato di ampio parco. La raccolta comprende opere d’arte e oggetti databili fra il XIII e il XIX secolo, tutti inerenti alla storia dell’importante città di Recanati, per secoli centro mercantile di primaria importanza nel bacino Adriatico. Fra gli oggetti più antichi si segnalano un pannello in noce intagliato proveniente dal coro della chiesa di Sant’Agostino, datato 1395, firmato dal maestro Ludovico da Siena e un polittico del pittore Piero da Domenico di Montepulciano (1422). Ma i capolavori assoluti che costituiscono il vanto della pinacoteca civica sono le opere di Lorenzo Lotto: si parte dal monumentale polittico dipinto nel 1508 per la chiesa di San Domenico, per poi proseguire con la Trasfigurazione in origine sull’altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Castelnuovo (1512 circa), il piccolo dipinto con San Giacomo Maggiore e soprattutto l’Annunciazione eseguita per la locale Confraternita dei mercanti, forse l’opera più famosa del pittore veneziano. Completano la raccolta opere di Olivuccio da Ciccarello, Pomarancio, Gregorio Pagani, Vincenzo Pagani, Pier Simone Fanelli, Biagio Biagetti etc. Infine si segna la raccolta archeologica dedicata agli insediamenti Piceni e Romani del territorio recanatese.

tel. 071/7570410

orario di apertura

estate 10-13/16-20
inverno 10-13/15-18
chiuso il lunedì

www.villacolloredomels.it

Comune di San Severino Marche

san_severino_museo_archeologicoIl Museo Archeologico è stato di recente riallestito presso l’antico Episcopio nel nucleo medievale di Castello al Monte. La sezione preistorica e protostorica è costitutita dalla collezione del medico settempedano Pascucci, che alla fine dell’800 raccolse e catalogò più di 2.000 reperti. Gran parte della sezione protostorica, è dedicata al comprensorio di Pitino, formato dall’abitato e dalle tre necropoli ad esso relative. La varietà e la ricchezza dei corredi testimoniano l’adozione da parte delle comunità picene del VII sec., di una cultura di tipo principesco che, grazie ad un’intensa attività commerciale permise l’accumulo di beni di lusso, importati dal Mediterraneo orientale e dall’Etruria. Tra gli oggetti più prestigiosi si segnalano numerosi vasi (kotylai) di importazione corinzia, elmi piceni con scene decorate a sbalzo, armature, spade, carri, e le estremità di due scettri. Di particolare interesse anche la ceramica di produzione locale, caratteristica per le anse a forma di cavallo e per le decorazioni plastiche raffiguranti il “Signore dei cavalli”. Numerosi sono inoltre i materiali di epoca romana, provenienti dalla città e dal suo territorio, tra cui un mosaico, un frammento di Fasti consolari, un ritratto virile di età giulio claudia, un bronzetto raffigurante Mercurio, una testina femminile. Molti degli altri materiali esposti provengono dalle necropoli septempedane tra cui stele verticali figurate e urne cinerarie. Ampio spazio è dedicato ai materiali relativi all’area archeologica di Settempeda, visitabile su prenotazione. La vetrina che conclude il percorso espositivo è dedicata infine agli scavi realizzati nell’ambito dei lavori di ristrutturazione del complesso medievale del Castello, che oggi ospita il Museo stesso.

Comune di Tolentino

tolentino_raccolta_archeologicaAttualmente situata all’interno di una Riserva Naturale, l’Abbazia di Fiastra fu fondata nel 1142 dai monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle di Milano, che utilizzarono materiali prelevati dalla vicina città romana di Urbs Salvia. Nel ‘400 subì il saccheggio da parte di Braccio da Montone. Affidata ai Gesuiti, passò infine in possesso della nobile famiglia Giustiniani Bandini. Dal 1985, alcuni monaci cistercensi sono tornati a vivere nel monastero. La chiesa, di forme romaniche, è a tre navate. Attorno al suggestivo chiostro, del XV secolo, sono visitabili le grotte, la Sala del Capitolo e il refettorio, le cui volte a crociera sono rette da colonne realizzate con meteriali provenienti da Urbs Salvia. La sala delle Oliere oggi ospita una raccolta di materiali proveniente dall’antice Urbs Salvia e dal territorio limitrofo alla città. Si tratta di una collezione epigrafica nella quale, oltre ai testi di natura funeraria, sono presenti epigrafi onorarie e un piccolo frammento, facente parte di una delle quattro iscrizioni monumentali appartenenti all’anfiteatro. In queste ultime vengono elencate tutte le cariche della carriera senatoria di Lucio Flavio Silva Nonio Basso. Non meno interessanti i materiali scultorei, tra cui due ritratti marmorei che rappresentano esponenti della famiglia imperiale: un ritratto di Augusto e uno di Druso maggiore. Degli di rilevo sono inoltre due basi frammentarie di colonna, decorate sulle facce con motivi geometrici a rilievo, databili al X-XI sec., ed un catino con motivi animalistici e floreali utilizzato come acquasantiera.

tel. 0733/202942

orari di apertura

invernale

sabato, domenica e festivi 10-13/15-19

dal 31 maggio al 30 settembre

tutti i giorni 10-13/15-19

Comune di Tolentino

tolentino_museo_archeologicoIl Museo Civico Archeologico è allestito al primo piano dell’ala nord del Castello della Rancia, costruito nel 1350 dalla famiglia dei da Varano su un’antica fattoria fortificata dei monaci dell’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra. L’imponente castello presenta un grande cortile interno, un mastio alto venticinque metri e camminamenti merlati. Il Museo, tra i primi sorti nelle Marche (già dal 1882), è intitolato al suo fondatore, il Conte Aristide Gentiloni Silverj (1844-1937). Fu creato grazie alla disponibilià iniziale dello studioso e ricercatore tolentinate che dono all’istituzione pubblica i materiali frutto dei suoi scavi. E’ stato possibile, grazie ai documenti posseduti e ai dati d’archivio, ordinare i materiali con i riferimenti topografici relativi, adottando, dove possibile, una sequenza dei corredi all’interno delle rispettive necropoli. Al nucleo pertinente ai contesti ascrivibili alla civiltà picena si affianca, a completamento delle testimonianze del sito, la raccolta dei testi epigrafici latini, e materiali d’epoca romanae tardo antica che permettono un’ampia panoramica della storia della Tolentinum romana. L’itinerario può essere suddiviso in due distinti settori: il primo è riservato ai materiali preistorici e preromani recuperati dal territorio e dalle necropoli picene del sito di Tolentino, tra i quali reperti litici e bronzei databili dal Paleolitico all’età del Bronzo e oggetti relativi alle necropoli individuate e scavate negli anni 1879-1883 nel territorio. Il secondo settore invece è dedicato alle testimonianze di epoca romana, tardo antica e medievale: di particolare rilievo una statua femminile di età flavia, identificabile forse con Giula figlia di Tito.

tel. 0733/973349

http://www.tolentinoturismo.it

Comune di Treia

Il Museo Civico Archeologico è allestito presso il Convento di S. Francesco. Al suo interno sono conservati numerosi frammenti scultorei, elementi architettonici ed iscrizioni che documentano diversi ambiti cronologici e culturali, da quello piceno a quello romano, senza tralasciare lo stretto legame della città con l’Oriente e in particolare con l’Egitto, reso evidente anche dai rinvenimenti presso il Santuario del SS. Crocifisso. Qui sono state ritrovate due statue egizie raffiguranti una divinità femminile e una testa del Dio Se rapide. Sono presenti inoltre cinque frammenti di statue anch’esse egizie e il Serapeum, luogo di culto dedicato a Se rapide. La statuaria romana è documentata dall’età augustea a quella adrianeo-antonina, con sculture a carattere privato, pubblico e religioso. Dall’insediamento di Trea provengono inoltre due capitelli corinzi, di cui uno, riutilizzato come fonte battesimale, è conservato nel Battistero del Duomo e l’altro presso il Museo. Le iscrizioni provenienti dal territorio dell’antica città, nonostante lo stato frammentario di molti pezzi, fanno luce sugli aspetti storici, istituzionali e sociali della vita del municipio nel corso dei vari secoli. La maggior parte delle iscrizioni è funeraria e proviene dalla necropoli del municipio in cui risulta ben rappresentata la tipologia degli altari.

tel. 0733/215919

Comune di Urbisaglia

urbisaglia_parco_e_museoUrbs Salvia, che deriva il suo nome probabilmente da un antico culto alla dea Salus, fu colonia romana nel II o nel I sec. a.C. e raggiunse l’apice del suo sviluppo nel corso del I sec. d.C., per essere poi progressivamente abbandonata, anche a seguito del passaggio di Alarico nel 410. Il Parco Archeologico è il più importante e spettacolare delle Marche. La sua visita inizia dal Museo Archeologico statale ricco di sculture, iscrizioni, anfore, monete e altro materiale proveniente dall’area urbana tra cui un frammento di “fasti”. Un plastico, inoltre, ricostruisce l’aspetto dell’antica città. Si prosegue visitando le Cisterne dell’acquedotto che rifornivano d’acqua la città sottostante e, più in basso, seguendo una serie di aree terrazzate, il Teatro (primo quarto del I sec. d.C.), addossato al pendio della collina dove sorge l’odierna Urbisaglia, e l’Edificio a nicchioni, che fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città. Ai piedi della collina si estende il foro e quindi l’Area sacra, costiutuita da un Tempio, dedicato probabilmente alla Salus Augusta al centro di un’area definita criptoportico, corridoio sotterraneo decorato con pitture del III stile pompeiano con immagini legate alla propaganda augustea. Attraversando le mura si raggiunge l’Anfiteatro (81-89 d.C.) fatto costriure da Lucio Flavio Silva Nonio Basso, conquistatore di Masada.

tel. 0733/202942 - 0733/506566

orari di apertura

da novembre a settembre (invernale)

prefestivi e festivi 10-13/14.30-16.30
marzo
prefestivi e festivi 10-13/15-18
dal 1 aprile al 12 giugno
prefestivi e festivi 10-13/15-19
dal 13 giugno al 14 settembre
tutti i giorni 10-13/15-19

Per i gruppi organizzati la visita è
possibile tutti i giorni su prenotazione

Demoantropologico e Scientifico

Comune di Camerino

ippopotamoSituato dal 2003 nello splendido contesto dell’Ex Convento di San Domenico, il Museo di Scienze Naturali dell’Università di Camerino è stato fondato nel 1988 ed è l’unico Museo naturalistico universitario delle Marche.

Nei due piani di esposizione si possono ammirare varie collezioni, a partire da quella paleontologica che presenta fossili di ippopotamo, elefante, rinoceronte ed altri vertebrati risalenti a circa un milione di anni fa e provenienti dai siti di studio di Collecurti e Cesi, nella Piana di Colfiorito (a soli 20 Km da Camerino).
Assolutamente unica nel suo genere è poi la collezione Biocca, raccolta all’inizio degli anni ’60 in Amazzonia dal noto parassitologo Ettore Biocca e composta da materiali etnoantropologici del popolo Yanoáma, oltre che da insetti, uccelli e mammiferi tropicali.
Trovano posto in esposizione anche altre collezioni zoologiche, come quella del conte Carlo Buonaccorsi, fino a qualche anno fa ospitata nel Liceo Classico Leopardi di Macerata, la “Giustiniani – Bandini”, proveniente dal Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Macerata, e la collezione di Coleotteri “Battoni”.
Il museo si sta inoltre arricchendo di una sezione scientifico-tecnologica che ospita apparecchiature e strumenti legati alla storia della ricerca scientifica dell’Ateneo di Camerino, ed alcuni banchi sperimentali su temi delle scienze di base e dell’ energia.

Il Museo di Scienze Naturali dell’Università di Camerino è lo specchio della profonda trasformazione che tutti i musei, e quelli scientifici in particolare, hanno subito negli ultimi anni. Oggi il museo rappresenta un luogo di formazione permanente, aperto alla società ed al mondo scolastico in particolare. Tutti gli sforzi degli addetti ai lavori sono indirizzati a rendere unica l’esperienza della visita, che deve essere ricca di stimoli e di partecipazione.
Da circa 15 anni il Museo di Scienze Naturali di Camerino persegue questi obiettivi attraverso esposizioni temporanee, progetti didattici mirati ed attività di visita guidata alle gallerie espositive permanenti, senza trascurare gli accorgimenti necessari per una visita gestita autonomamente.

A disposizione del pubblico ci sono infatti computer che propongono presentazioni multimediali con approfondimenti testuali, immagini, giochi, verifiche, e piccoli esperimenti interattivi, mentre nella sala didattica ogni scolaresca può manipolare un gran numero di reperti naturalistici o assistere a proiezioni e lezioni tenute dal personale del Museo e concordate in anticipo con gli insegnanti.

Tutto ciò contribuisce a rendere unica l’esperienza della visita al Museo di Scienze Naturali dell’Università di Camerino, 1000 metri quadrati di Natura, esplorazioni, approfondimenti e… divertimento.

orari di apertura
dal martedì alla domenica:
dal 1° aprile 10-13; 16-19
dal 1° ottobre 10-13; 15-18

tel. 0737-403100

visita il sito del museo

Comune di Camerino

Situata su uno sperone di roccia a picco sul bivio formato dall’incontro di due vie naturali, quali il torrente S. Luca e la Vallata del Chienti, fu uno dei cardini del sistema difensivo del territorio camerte.
Originaria dimora della famiglia da Varano, permetteva, per la sua posizione strategica, a nido d’aquile, un costante controllo dei traffici e delle comunicazioni tra Marche e Umbria.
Nel Duecento, prima dell’affermazione del Comune, i da Varano, comepure altri feudatari della zona, costruirono i presupposti per la loro ascesa al potere imponendo pedaggi ai mercanti e viaggiatori diretti dal marea Roma e viceversa.
Le prime notizie storiche riguardanti la Rocca risalgono al 1239, quando ne appare proprietario Rodolfo di Gentile da Varano.
Successivamente Giovanni II da Varano sottopose il fortilizio ad ampliamenti nel 1384, realizzando dalla sola torre maestra quella struttura-che, nonostante un notevole decadimento e successivi restauri, è giunta fino a noi.
Seguendo le vicende del Ducato, la fortezza passò dai da Varano ai Borgia, ai Farnese, alla Camera Apostolica, ai Marchesi Bandini ed infine al Comune di Camerino, che ne è l’attuale proprietario.
Restaurata di recente offre dalle sue alte mura una bellissima veduta della zona montuosa circostante, dove sono ancora evidenti i resti di costruzioni fortificate con le quali era in connessione visiva.

Comune di Castelsantangelo sul Nera

L’ Ecomuseo del Cervo si compone di due diverse strutture tra loro complementari: Il Centro Visite e l’Ecocentro Faunistico.
Il Centro Visite nato per iniziativa del Comune e con finanziamento della Regione Marche, presenta una riproduzione di diversi ambienti naturali (diorami) rappresentativi degli ecosistemi più tipici del territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, dall’alta collina alla montagna, dalle vette più alte alle acque dei fiumi e dei laghi, offrendo la possibilità anche al visitatore più pigro o a quello più giovane di fare una suggestiva escursione virtuale nel Parco e di incontrare animali che solo l’ escursionista più fortunato e attento riuscirebbe a vedere.
L’ Ecocentro faunistico è costituito da una vasta area recintata (circa 29 ha) localizzata sul versante sud di M. Cornaccione che si articola a sua volta in diversi settori recintati e attrezzati atti ad ospitare in stato di semi-libertà diverse specie animali. La finalità di tale centro è quella di consentire attività di ricerca scientifica e attività didattiche, di educazione ambientale e di sensibilizzazione, permettendo agli studiosi e ai visitatori di avere una conoscenza diretta e autentica degli animali ospitati. Tale centro è anche stato strutturato per il mantenimento di tutte le condizioni necessarie agli animali per l’ attuazione di interventi di reintroduzione o ripopolamento e per ospitare animali problematici o feriti. Un progetto importante a cui il Centro Faunistico ha concorso in maniera significativa con le sue attività è stata la reintroduzione del cervo nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, progetto cui è dedicato ampio spazio nell’ Ecomuseo del Cervo.

telefono 0737.98152

Comune di Gagliole

gaglioleNato da una collezione privata, trasformata in “Fondazione Oppelide”, il Museo di Storia Naturale di Gagliole, allestito nel 2003 all’interno del palazzo trecentesco antistante la poderosa Rocca varanesca, ma tuttora in attesa di essere sistemato in una sede più consona all’esposizione, custodisce numerosi fossili e minerali che consentono di osservare l’evoluzione della vita sulla terra attraverso tutte le ere geologiche, grazie ad una presentazione che segue un ordine cronologico, partendo dall’Era Archeozoica fino ad oggi. Il nucleo numericamente più consistente della raccolta è costituito da fossili di provenienza locale, i quali fanno da supporto ad importanti campioni provenienti da ogni parte del mondo e permettono al visitatore di osservare e leggere il territorio in cui la struttura museale si inserisce. Molti esemplari hanno un carattere non solo di rarità, ma anche di unicità. Tra questi si conservano mesosauri (dal Brasile), uno splendido ittiosauro, un keicosauro, uova di dinosauro, insetti in ambra, trilobiti con aculei (alcune dal Marocco), croniodi, felci e foglie del carbonifero (alcune dal Belgio), ammoniti di diversa provenienza (moltissime dal territorio di Gagliole), minerali, esemplari animali e vegetali di diversi periodi e specie a partire dal Precambriano. Spicca fra tutti lo scheletro di un Ursus Spelaesus (un orso) del Quaternario. Oltre al Museo di Storia Naturale è assolutamente raccomandata una visita alla limitrofa chiesa di S. Giuseppe, che, per la qualità delle opere ivi conservate, acquista quasi la funzione di un secondo museo. In questo edificio di proprietà comunale sono state infatti incamerate per questione di sicurezza lo straordinario Crocefisso teutonico del XV secolo (proveniente dal Santuario delle Macchie) ed un teatrale san Sebastiano ligneo, attribuito alla bottega sanseverinate di Domenico Indivini (pervenuto dalla chiesa di S. Michele Arcangelo).

Comune di Loro Piceno

loro_piceno_museoIstituito allo scopo di porre il visitatore di fronte agli orrori compiuti nei due grandi eventi bellici di questo secolo, affinché venga stimolata una conoscenza critica nei confronti dei conflitti armati tra popoli, il Museo delle due guerre mondiali di Loro Piceno è stato allestito nella suggestiva cornice architettonica degli ex granai del castello Brunforte, edificato in cotto nel XII secolo e munito di quattro torri a base quadrata. Grazie ad una serie di ricostruzioni, si riproducono varie situazioni belliche utilizzando anche manichini abbigliati con uniformi originali, complete di tutti i dettagli. Sono stati inoltre ricostruiti una trincea, una postazione mitragliatrice e un reticolato italiano a gabbione (quest’ultimo unico in Italia), al fine di riprodurre fedelmente le atmosfere della vita al fronte. Il Museo conserva anche un ricco repertorio di materiale iconografico che, attraverso immagini toccanti, contribuisce a mantenere la memoria storica dei due conflitti mondiali. Più recentemente, nel chiostro di S. Francesco, è stata allestita una mostra permanente delle attrezzature e degli utensili utilizzati per la produzione del vino cotto, realizzato attraverso un lento processo di bollitura e aromatizzato con mele cotogne.

Comune di Macerata

macerata_la_telaIl Laboratorio “La Tela”di Ginesi e Varagona, rappresenta da oltre vent’anni la tradizione tipica tessile del territorio. Qui l’intento di tutelare e trasmettere sapienze antiche ha permesso lo sviluppo di una vocazione imprenditoriale tesa alla realizzazione di manufatti tessili ideati con gusto, creatività e unicità. Essi prendono forma dagli ottocenteschi telai a mano attraverso la riproposizione delle sapienze tecniche del passato e coniugano, all’alta qualità delle fibre utilizzate, l’elaborazione di prodotti innovativi e coerenti con le tendenze culturali del presente. Nei locali del Laboratorio l’esposizione degli strumenti antichi per la filatura e la tessitura, la presentazione delle tecniche e dei manufatti dell’ antica produzione artistica tessile tipica della Regione Marche, vengono valorizzate in un percorso didattico dove il visitatore è guidato nell’incontro sperimentale con la tessitura e attraverso il contatto con i manufatti che ripercorrono le trame storiche della tradizione marchigiana.. I punti di attrazione turistica, culturale e didattica si dipanano così in due aree tematiche:Il corridoio degli strumenti e della memoria in cui sono collocati gli strumenti tradizionali per la filatura e per la tessitura (‘800/’900),una documentazione fotografica delle varie fasi della lavorazione artistica tessile della tradizione popolare e la riproduzione di un telaio primordiale verticale a pesi; l’angolo della tessitura a liccetti dove sarà possibile partecipare ad esperienze didattiche con l’accesso all’uso del programma a “liccetti” da parte dei visitatori, e seguire le immagini di un documentario illustrativo delle varie fasi della produzione tessile secondo questa tecnica tipica e tradizionale marchigiana e nel quale vengono indicati quei siti museali, Chiese e Basiliche della nostra Regione in cui sono esposte opere che rappresentano tale particolare iconografia tessile.

scarica la scheda del sevizio didattica museale

Via Vicolo Vecchio, 6 - 62100 Macerata

0733-232527

museo@latela.net

www.latela.net

Comune di Montelupone

montelupone_arti_e_mestieriCostituito da pochi anni a seguito di una paziente opera di raccolta e catalogazione di materiale, ha sede nei sotterranei dell’attuale palazzo comunale, sul fondo della piazza principale di Montelupone. Riunisce un gran numero di utensili, attrezzi e oggetti riferibili all’agricoltura e ai mestieri artigiani, con l’obiettivo di documentare tradizioni secolari che rischiano oggi di perdere totalmente significato e valore. L’allestimento favorisce la suddivisione fra le varie attività: al lavoro dei campi si accompagna l’illustrazione del mestiere del calzolaio, del fabbro, del bottaio, del cordaro, oltre ad ambientazioni che ricostruiscono aspetti della vita quotidiana, dalle occupazioni femminili, alla scuola, alla produzione del vino. Di particolare interesse la sezione dedicata ad alcune attività artigianali e protoindustriali dell’800, rappresentate dalla ricostruzione di una tipografia e da lampade e strumenti dell’ex azienda elettrica di Montelupone. Una curiosità è rappresentata dal fatto che ogni oggetto viene illustrato con l’originaria denominazione dialettale accanto a quella in italiano.

tel. 0733/2249

apertura a richiesta con prenotazione visita guidata

Comune di Pieve Torina

pieve_torina_museoNato nel 1976, a seguito di due mostre organizzate nel 1973 e 1974 da Fernando Mattioli ed Enrico de Angelis sul ciclo della tessitura femminile e sugli strumenti del ciclo del formaggio, il Museo della nostra terra di Pieve Torina, un museo demo-etno-antropologico in 14 sezioni su una superficie di 750 metri quadri, è ospitato nei locali dell’ex convento di S. Agostino, costruito nel XVII secolo. Il museo contiene interessanti testimonianze, utili per conoscere la civiltà agricola e pastorale dei Sibillini, gli strumenti usati nella vita quotidiana e nella fatica dei campi e dei monti. L’itinerario inizia con il granaio, la cantina e la bottega del bottaio. Seguono gli ambienti della casa rurale: la cucina, la camera da letto, il bagno, la sala coi giochi per i bambini e l’aula scolastica. Gli spazi successivi sono dedicati ai grandi attrezzi agricoli e alla bottega del calzolaio. Il mestiere del carraio, del norcino, del falegname, del fabbro-ferraio, del carbonaro, del sellaio sono egregiamente documentati attraverso numerosi attrezzi. A pochi chilometri dal museo, a rappresentare una vera e propria continuazione delle sale espositive, il settecentesco mulino di Fiume conserva tutte le strutture originarie e gli angoli di vita e di lavoro del mugnaio, con il laghetto, la chiusa e le cascate ancora funzionanti. Attraverso tutti gli oggetti presenti nella raccolta, emergono le condizioni sociali della gente di campagna. In particolare si evidenzia una vita scandita da un succedersi di rapporti di sudditanza: le donne al servizio degli uomini, gli uomini al servizio di fattori e “vergari”, e quest’ultimi, a loro volta, al servizio dei padroni.

Comune di Pievebovigliana

pieveboviglianaAll’interno del palazzo municipale, disposto su due piani, si trova il “Pievebovigliana Museo”, che ripercorre, nelle sue diverse espressioni, l’intera storia sociale ed artistica del territorio comunale, dall’età preistorica ad oggi. Esso è composto dal Museo Archeologico “Valerio Cianfarani”, dal Museo Civico “Raffaele Campelli”, dal Museo Storico del Territorio, dalla Collezione di xilografie di Maria Ciccotti e dalla Raccolta Gino Marotta. Il Museo archeologico, aperto al pubblico nel 1999 raccoglie i reperti ritrovati nel territorio comunale, tra i quali si segnalano l’iscrizione di Fiordimonte, identificata come un’espressione epigrafica dei Senoni, un vago antropomorfo in pasta vitrea di produzione fenicio-punica, databile intorno al IV secolo a.C., e una testina femminile in argilla, appartenente alla tradizione medio-italica del III-II secolo a.C. Tra le opere più importanti del Museo civico, fondato nel 1936, sono da segnalare: una Crocifissione di Cola di Pietro, una Madonna di Loreto con Santi di Simone De Magistris ed alcune sculture della fine del XV secolo (un San Sebastiano in legno intagliato di provenienza marchigiana, una testa della Vergine in terracotta di provenienza abruzzese e una testa del Redentore in terracotta), esposte nel 2002 nella mostra “Il Quattrocento a Camerino”. Nel Museo Storico del Territorio, inaugurato nel 2006, attraverso i documenti d’archivio e dei pannelli esplicativi si ricostruisce la storia economica e sociale del territorio, con degli approfondimenti dedicati alla tessitura domestica, tipica dell’area, con tele e tovaglie che risalgono al XV secolo, ed alla produzione artigianale dei laterizi, in fornaci dislocate in tutto il territorio comunale. Una sezione particolare è dedicata alla storia aziendale della distilleria Varnelli, dalle sue origini ottocentesche fino ad oggi.
Nella Collezione di Maria Ciccotti, anch’essa risistemata nel 2006, viene esposta l’intera produzione di xilografie (ex libris ed illustrazioni per libri), con i legnetti originali e relativi strumenti di lavoro, di questa importante artista di Pievebovigliana, animatrice culturale dell’artigianato locale, attiva soprattutto tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, allieva ed amica di Bruno da Osimo. La Raccolta Gino Marotta, invece, si trova all’interno dalla Sala Consiliare da lui progettata, dove è collocato anche il fortepiano appartenuto al grande compositore marchigiano Filippo Marchetti (1831-1902). La collezione comprende un nutrito numero di opere, donate direttamente dall’artista, oggi cittadino onorario di Pievebovigliana, considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’arte italiana contemporanea.

Comune di Pioraco

pioraco_museo_cartaSituato nei locali comunali adiacenti alla chiesa di S. Francesco, ricca di testimonianze artistiche tra cui un interessante Vesperdild (Pietà) del XV secolo, il museo di Pioraco ospita una mostra permanente di carte e filigrane, istituita nel 1984, e la singolare “Gualchiera Prolaquense”, cioè un ambiente in cui è stata ricostruita con particolare cura filologica una cartiera medievale. In quest’ultima, grazie ad un operatore museale, si può assistere ai processi di lavorazione della carta, fatta a mano seguendo la tecnica tramandata dagli antichi mastri cartai. La fabbricazione della carta a Pioraco si può infatti far risalire alla seconda metà del XIV secolo. L’abbondanza di acqua e la felice ubicazione del paese favorirono l’istallazione delle prestigiose “gualchiere”, che acquistarono una notevole importanza nel periodo in cui il borgo medievale divenne uno strategico presidio fortificato dei da Varano, signori di Camerino. Una delle caratteristiche peculiari di questa antica industria cartaria è la produzione della filigrana, esposta in numerosi esemplari nella mostra. Gran parte delle carte è dono di collezionisti privati e tra esse figurano anche delle rarità.

Comune di San Severino Marche

museo del territorioIl museo è espressione di tre diverse realtà: una casa colonica, il giardino botanico ed il museo vero e proprio che custodisce testimonianze della civiltà contadina, artigianale e protoindustriale.
La casa colonica, con la sua aia, la capanna per il biroccio ed altri attrezzi agricoli, è un esempio di tipica abitazione mezzadrile marchigiana. Al piano terra sono situati la stalla con mangiatoie, una cantina ed un terzo vano dove è sistemato un telaio. Al piano superiore si può visitare la cucina fedelmente ricostruita secondo il modello comune agli inizi del novecento e le camere da letto. La prima camera evidenzia la semplicità dell’antico mondo contadino, nel pagliericcio di foglie di granturco disteso su trespice e nel lavabo.Più ricco è l’arredamento della seconda con il letto in ferro un comò ed una cassapanca.
Nel giardino botanico,tra la casa ed il museo, sono state messe a dimora specie arboree locali come proposta ambientale all’attenzione delle scuole e della popolazione.
Il Museo, annesso ai locali della scuola Media Statale “P. Tacchi Venturi”, è diviso in varie sezioni a cominciare da quella della prima sala dedicata alla cultura contadina. Qui si conservano il grande torchio ligneo dell’ 800 e numerosi attrezzi per le attività agricole: aratri di antica tipologia, una seminatrice, una falciatrice, un erpice ed un tritaforaggi. A specifiche attività artigianali è dedicata la seconda sala in cui si può ammirare una vecchia apparecchiatura per la produzione di acque gassate e antichi strumenti appartenuti all’azienda elettrica municipale degli anni ‘ 20. Vanno infine segnalate alcune macchine usate in tipografia, come un ciclostile ed una stampatrice Victoria degli inizi del secolo. Da ultimo le testimonianze dell’associazionismo a fini culturali-educativi o di pubblica assistenza, tra queste la sezione dedicata alla gloriosa Croce Verde di San Severino Marche.

tel. 0 733/638 377

orario 9.00 - 13.00  chiuso il lunedì

Comune di Tolentino

Il Museo, fondato nel 1985 dalla Fondazione Giustiniani Bandini, è stato recentemente riallestito nei locali attigui al Centro Visita della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra, di fronte alla chiesa abbaziale.
L’agricoltura è sempre stata l’attività fondamentale per lo sviluppo economico di tutta l’area e il museo permette di ripercorrere la storia del lavoro contadino e dei mezzi di produzione dall’800 alla metà del ‘900, quando inizia l’abbandono delle campagne e si diffonde l’uso dei mezzi meccanici. In modo particolare esso testimonia il periodo della mezzadria, che ha segnato il paesaggio marchigiano e l’organizzazione del lavoro contadino. La raccolta comprende oggetti di vario tipo, relativi alle attività del mondo rurale e agli usi e costumi contadini. Questi oggetti sono stati raggruppati secondo ambienti tipici: la cucina, la camera da letto, il magazzino, la falegnameria. Sono esposti, tra l’altro, una seminatrice, una macchina a vapore per trebbiatrici, un aratro di legno, un birroccio dipinto, gioghi, telai, filarelli, scaldini, tostaorzo, tegami di coccio, setacci, ceste, falcetti, morse, seghe, trapani, pialle ed asce. La vita mezzadrile è inoltre raffigurata tramite una ricca e interessantissima raccolta di foto d’epoca.

tel. 0733/202942

orario di apertura

1 luglio-15 settembre 10-12.30/15-18.30

16 settembre-30 giugno 10-12.30/15-18.30

Comune di Urbisaglia

urbisaglia_armiFolkloristicamente conosciuto come “il Sacrario”, il Museo delle Armi e delle Uniformi Militari è ospitato all’interno della ex chiesa di S. Biagio. Quest’ultima, ricostruita nel 1771 dai Gesuiti sul luogo di una precedente chiesa già esistente nel 1195, è situata appena al di fuori dalla cinta muraria ed è da sempre considerata dai paesani un ipotetico anello di congiunzione tra i ruderi di Urbs Salvia e la Città contemporanea. Nell’Ottocento l’edificio fu più volte requisito dal Comune per essere in seguito attrezzato come lazzaretto, in occasione delle varie epidemie di colera. Divenuta poi di proprietà della famiglia Giustiniani Bandini, la chiesa fu donata al Comune che vi allestì un Sacrario ai Caduti, inaugurato il 28 settembre del 1947 dalla sezione locale dei Combattenti e Reduci. Intorno alla chiesa fu realizzato in seguito un ampio giardino. Negli ultimi anni, si decise di istituire nello stesso luogo un Museo permanente nel quale poter esporre una serie di oggetti bellici (armi ed utensili riportati in paese dai combattenti urbisagliesi) che, insieme a numerose uniformi militari, costituiscono un fervido ricordo di una delle pagine più drammatiche della storia dell’Italia moderna.

tel. 0733/506566

apertura a richiesta

Storico-Artistico

Comune di Caldarola

Il Museo Civico, fortemente voluto dal sindaco dell’epoca Fedro Buscalferri, comprende la Pinacoteca della Re- sistenza, una sezione dedicata alla Caldarola Sistina e sale per esposizioni temporanee. È stato inaugurato nel maggio 1996, dopo la ristrutturazione dei sotterranei del Palazzo dei Cardinali Pallotta, grazie alla preziosa collabo- razione del pittore Manuel Campus di Spoleto, con l’aiuto del promoter art Luigi Querin di Tolentino, giovanissimo partigiano a Portogruaro a cui va il me- rito maggiore della ricchezza artistica del Museo, e di Eustacchio Montemur- ro già dirigente del Servizio Beni Cul- turali della Regione Marche. “Il duplice aspetto del museo di arte contempora- nea è nato dagli incontri interlocutori e programmatici che hanno preceduto il suo assetto poiché è sembrato giusto agli organizzatori promuovere, oltre alla presenza del notevole nucleo espositi- vo già entrato a far parte del patrimonio istituzionale e prevalentemente di ca- rattere retrospettivo in un legame an- che cronologico con la tematica propo- sta, una situazione in divenire di opere attuali afferenti al soggetto pur nella diversità dei tempi e delle intenzioni che la determineranno. Le cronache culturali devono poter assumere que- sta presa di posizione, in qualche modo scomoda ma indubbiamente respon- sabile. Sono considerazioni valevoli per chi è ancora diffidente verso un rigo- roso ordine di idee e di fatti maturato nel secondo ‘900 sulle fondamenta di una forte tradizione storica e culturale, soprattutto di significazione collettiva.” (Franca Calzavacca)

Comune di Camerino

Ideato e costituito nel 1965 per conservare le opere che, a causa del progressivo abbandono dei piccoli centri, rischiavano di cadere in mano ad un avido mercato antiquario, il Diocesano di Camerino, allestito sin dalle origini in un’ala del Palazzo Vescovile, ma chiuso dal 1997 a causa del sisma che colpì il territorio, è stato recentemente (2004) riallestito e riaperto al pubblico con un’ intitolazione a Giacomo Boccanera, che fu il primo acuto organizzatore della raccolta. Le opere presenti nel museo testimoniano efficacemente le fasi storiche che la diocesi e la città di Camerino hanno attraversato tra il XIII e il XVIII secolo (dalla rinascita economica e culturale favorita dalla signoria dei da Varano, fino agli stretti contatti con la curia pontificia, quando la città finì sotto il dominio dello stato della
Chiesa), ma allo stesso tempo costituiscono la memoria di chiese, cappelle, conventi, a volte distrutti nel corso dei secoli. La visita al museo diventa quindi un viaggio dentro la storia di un variegato territorio, che fungeva da “cerniera” tra le attività mercantili adriatiche e le regioni oltrappenniniche, con cui la popolazione camerte intrattenne sempre fruttuosi rapporti commerciali e artistici. La raccolta è costituita da dipinti su tavola e su tela, affreschi staccati, sculture lignee, oreficerie, paramenti liturgici, arredi e suppellettili. Nella strepitosa raccolta di sculture lignee primeggiano la trecentesca Santa Anatolia da Esanatoglia, la Santa Lucia da Varano e il San Sebastiano di Valcimarra, capolavori del XV secolo, usciti dalla bottega di Domenico Indivini. Tra i dipinti della “scuola di camerino” sono
molto interessanti gli affreschi provenienti dal Santuario della Madonna delle Macchie di Gagliole, attribuiti a Girolamo di Giovanni, ed il trittico del 1454, ricondotto all’attività di Ansovino di Vanni. Preziosa la presenza di un’Annunciazione di Signorelli.

tel. 0737/630400 - 338 5835046

orario di apertura
1° aprile - 30 settembre 10 - 13/16 - 19 da giovedì a domenica e festivi
1° ottobre - 31 marzo 10 - 13/15 - 18 sabato e domenica e festivi

Comune di Camerino

camerino_pinacotecaLa Pinacoteca civica di Camerino, istituita fra 1869 e 1870, è approdata di recente nell’ex complesso conventuale di San Domenico, ristrutturato appositamente per accogliere le collezioni comunali. In analogia alla maggior parte dei musei delle Marche, l’istituto nacque per conservare gli oggetti d’arte, le suppellettili e gli arredi acquisiti dal comune a seguito delle soppressioni degli Enti ecclesiastici, nel tentativo di arginare la vendita di opere a collezionisti e mercanti, o la loro totale distruzione. In tal modo sono potute giungere fino noi numerose testimonianze del glorioso passato di Camerino, che fra il ‘300 e il ‘500, sotto la dominazione della famiglia dei Varano, conobbe una notevole fortuna economica e un pari sviluppo della produzione artistica. Il legame al territorio e la storia del luogo fanno da filo conduttore a tutto il percorso museale. Si parte dalla ricca raccolta archeologica, allestita al primo piano degli edifici conventuali: i reperti sono distribuiti sulla base di criteri topografici (in relazione alle varie località dell’area camerinese da cui provengono), cronologici e per tipologia di manufatti, e documentano le vicende dell’insediamento preromano e della Camerinum romana. Il piano superiore del complesso conventuale è invece occupato dalla collezione di dipinti e sculture, provenienti quasi esclusivamente dalle chiese del territorio dell’antico ducato dei Varano, e riconducibili all’attività dei maggiori artisti della scuola pittorica camerinese (Giovanni Angelo di Antonio da Bolognola, Girolamo di Giovanni e Giovanni Boccati di Camerino). Di notevole interesse storico e collezionistico il nucleo di ritratti di membri della famiglia Varano, acquisito dall’eredità del ramo ferrarese della famiglia. Completano la raccolta una sezione di arte contemporanea e un’esposizione di antichi vasi di farmacia in ceramica decorata. L’allestimento segue criteri di sobria ma esaustiva comunicazione, attuata attraverso pannelli didattici frutto del dettagliato lavoro di studio e ricerca condotto in occasione dell’importante mostra del 2002 dedicata alla pittura a Camerino nel Rinascimento. Le stesse collezioni e il rimando costante ai luoghi di provenienza, così a portata di mano per il visitatore che si reca a Camerino, invitano a completare la visita fuori dalle mura del museo, nella città, con le sue chiese (SS. Annunziata, San Venanzio, Duomo, San Francesco), il palazzo ducale e il Museo Diocesano, e nello splendido territorio appenninico costellato da borghi ricchi di storia e arte.

Comune di Castelraimondo

Il castello, circondato da un parco secolare di grande suggestione, faceva parte della linea difensiva trecentesca che da Pioraco giungeva fino al Torre Beregna e proteggeva il confine a Nord dello stato di Camerino e che oggi costituisce un sistema di luoghi d’arte. Fu fortezza difensiva sotto Giovanni da Varano, residenza signorile quando Giulio Cesare da Varano lo donò alla moglie Giovanna Malatesta, poi proprietà dello Stato della Chiesa e in seguito di varie famiglie nobiliari. Infine di Alessandro Bandini che ne commissionò la ristrutturazione all’architetto camerte Giovanni Antinori, il quale fece realizzare nel Castello la Galleria contenente anche due preziose sculture romane provenienti dal Teatro di Urbisaglia. Dal 1977 è di proprietà della Curia Arcivescovile di Camerino, su donazione della Principessa Maria Sofia Giustiniani Bandini. Il museo è ubicato al piano nobile del castello, si compone di 25 sale riccamente arredate con mobilia d’epoca e arricchite dalla collezione di circa 400 opere d’arte raccolta dalla famiglia Bandini. Le sale più significative e prestigiose sono la Sala Cinese, decorata con una preziosa tappezzeria di seta a disegni, la Sala dei Giochi con il grande biliardo tardo ottocentesco, la Sala dei Ritratti in cui sono esposti i ritratti della famiglia Bandini e di uomini illustri, la Sala da Pranzo arricchita da una bella collezione di olii su tela rappresentanti nature morte, la Sala della Sella, oggetto peculiare ed insolito è una sella in velluto e cuoio appartenuta a Cristina di Svezia (XVII sec), con la cappellina di famiglia. Dalle sale di rappresentanza si prosegue la visita in una zona più intima e domestica: il cosiddetto “Appartamento della Principessa” costituito da piccole sale di disimpegno (un salottino ottagonale, il salotto dai drappi azzurri), e dalle camere da letto e da bagno (la camera della Principessa e le camere degli ospiti: camera pompeiana e camera delle venationes).

tel. 0737/642316

orario di apertura

sabato 15.30 - 18.30

domenica 10.30-12.30/15.30-18.30

Comune di Cingoli

cingoli_pinacoteca_e_chiesa_di_san_domenicoIstituita nel 1985 per conservare le pale degli altari della chiesa di S. Domenico (tra cui anche la Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto), la Pinacoteca di Cingoli venne accresciuta con acquisizioni e lasciti di altre opere antiche e soprattutto grazie ad un considerevole numero di tele del pittore cingolano Donatello Stefanucci (1896-1987), cui l’istituzione fu conseguentemente intitolata. Insieme alla Biblioteca Comunale, la Pinacoteca è situata nel palazzo dell’ex Seminario Vescovile, costruito nel 1780. L’allestimento attuale ha destinato tre sale alle sezioni medievale e moderna, nelle quali sono raccolte iscrizioni, stemmi, ceramiche, maioliche e dipinti. Tra questi ultimi primeggiano una pala di Girolamo Nardini e l’Immacolata Concezione del XVIII secolo dipinta da Ubaldo Gandolfi. Moltissimi sono inoltre i pregevoli dipinti del Settecento. Delle cinque sale dedicate alla sezione contemporanea, tre stanze sono state riservate alle opere di Stefanucci, mentre in una è stato ricostruito lo studio dell’architetto romano Cesare Emilio Bernardi attivo tra il 1937 e il 1984. Il secondo polo museale, legato alla pinacoteca, è rappresentato dalla chiesa di S. Domenico, eretta a partire dal 1325 e divenuta di proprietà comunale a seguito delle soppressioni. Firmata e datata da Lorenzo Lotto nel 1539, la celebre Madonna del Rosario, ricollocata sull’altare maggiore della chiesa, è uno dei più importanti capolavori lasciati dall’errabondo pittore veneto sul territorio maceratese. Le altre tele presenti negli altari laterali costituiscono una straordinaria galleria di iconografie domenicane del XVIII secolo. Singolari, per il loro significato devozionale, sono inoltre le due sculture lignee del primo Cinquecento rappresentati San Sebastiano e San Rocco, calorosamente invocati per allontanare la peste dalla città.

Comune di Colmurano

colmurano_museoIl museo, inaugurato nel maggio del 2005, è intitolato al pittore, illustratore e caricaturista, Lorenzo Contratti (alias Renzo C. Ventura), nativo di Colmurano, di cui raccoglie le opere. Artista geniale, ma segnato da una infermità mentale che lo condusse anche ad un ricovero al manicomio di Mombello nel 1923, Lorenzo Contratti, dopo il suo trasferimento dalle Marche a Milano, cominciò a firmare i suoi lavori usando come pseudonimo il cognome della madre, Maria Ventura. La produzione artistica del pittore, in bilico tra Secessione e Déco, è caratterizzata da un segno estenuato ed elegante, pervaso di esplicita ascendenza modiglianesca, col quale egli è in grado anche di interpretare il drammatico tema della Grande Guerra. Al massimo della sua notorietà, nel 1919, illustra Le adolescenti di Mario Mariani, romanzo-scandalo che fece epoca per un processo che, insieme all’autore e all’editore Bianchi, vide Ventura condannato per il reato di oltraggio al pudore.

Comune di Corridonia

Inaugurata nell’estate del 2006, nella splendida cornice di Palazzo Persichetti – Ugolini dimora patrizia del ‘700, la Pinacoteca Civica comprende opere di interesse storico locale del XV – XIX sec. provenienti dall’ acquisto da parte del Comune degli edifici sacri e delle loro suppellettili. A questa raccolta si aggiunge la preziosa donazione delle opere di Sigismondo Martini (1858-1934), pittore locale dalle straordinarie qualità di disegnatore e ritrattista. All’interno della Pinacoteca Civica si trova anche la “Raccolta di Arte Sacra Comunale, Diocesana e Parrocchiale” istituita grazie alla collaborazione tra il Comune di Corridonia, l’Arcidiocesi di Fermo e la Prepostura dei SS. Pietro, Paolo e Donato di Corridonia. Questa comprende opere lignee dei secoli XII - XV e numerosi oli su tela tra cui due grandi tele del XVII secolo realizzate da Giovanni Maria Morandi e Pier Simone Fanelli, recentemente tornate all’antico splendore grazie ad un accurato intervento di restauro finanziato dalla Provincia di Macerata. Il Palazzo Persichetti – Ugolini, la Chiesa di San Francesco con l’annessa Sacrestia, e in particolar modo la Pinacoteca Parrocchiale, costituiscono i nodi di un vero e proprio sistema museale cittadino che offre al visitatore la possibilità di scoprire i fasti, l’arte e la cultura del passato.

tel. 331/5331079

Comune di Corridonia

corridonia_pinacotecaLa Pinacoteca ha sede dal 1960 in una sala della residenza annessa alla chiesa parrocchiale dei SS. Pietro Paolo e Donato di Corridonia. Vi si trovano otto fra tavole e tele provenienti da diverse chiese della città, ancora oggi appartenente alla diocesi di Fermo. Il piccolo museo si distingue per la qualità dei pezzi esposti e la molteplicità di influssi culturali di cui le opere danno testimonianza. L’opera più antica è una preziosa tavola raffigurante la Madonna dell’Umiltà datata 1373, del pittore Andrea da Bologna, che ci parla di contatti con la pittura emiliana; il forte legame con la cultura veneta è attestato invece dalla presenza di due opere straordinarie: i frammenti di un polittico dei fratelli Vivarini, importanti pittori veneziani del ‘400, e la splendida Madonna del Latte di Carlo Crivelli. Dalla Toscana proviene invece una tavola su fondo oro raffigurante San Francesco attribuita al maestro senese Sassetta (metà XV secolo). Un trittico datato 1481 di Lorenzo d’Alessandro da Sanseverino e una Madonna col Bambino fra San Pietro e San Francesco di Vincenzo Pagani da Monterubbiano datata 1517 completano il gruppo di dipinti del rinascimento. La raccolta si chiude con una bella Madonna del Carmelo del pittore toscano Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio (1605-10) e con un San Pietro del XVIII secolo.

tel. 0733/431832

aperto a richiesta

Comune di Fiuminata

fiuminata_depositoSignificativamente intitolato al pittore locale Diotallevi di Angeluccio, attivo nella seconda metà del ‘300 nell’alta valle del Potenza, il Deposito attrezzato di Fiuminata, allestito nel 2003 in una grande sala di Palzzo Lori, è stato costituito per salvaguardare le numerose opere d’arte disseminate nelle chiesette della città e del territorio. Si tratta quindi quasi principalmente di opere a soggetto sacro, di spiccato carattere devozionale, strettamente legate alla religiosità dei luoghi. A questo proposito è interessante, infatti, segnalare la presenza di due tele (una del XVI secolo proveniente dalla chiesa parrocchiale di Poggio Sorifa, l’altra del XVIII secolo pervenuta dalla chiesa parrocchiale di S. Cassiano) rappresentanti entrambe la Madonna del Rosario. Questo soggetto iconografico, nato in seno all’ordine domenicano, a seguito di una visione avuta da san Domenico, si è sviluppato soprattutto dopo la vittoria di Lepanto del 1571 (avvenuta proprio sotto la tutela di questa particolare Vergine) e si è capillarmente diffuso, anche nel territorio marchigiano, in relazione al culto e alla pratica del rosario. Oltre ad un coerente gruppo di tele del XVI secolo provenienti dalla chiesa di S. Pietro di Pontile (lo Sposalizio della Vergine, una Santa martire e una Santa Maria Maddalena), nel Deposito hanno trovato spazio, tra gli altri pezzi, anche un Tabernacolo ligneo dorato del XVIII secolo (giunto dalla chiesa di S. Cassiano), una Campana del XVIII secolo (pervenuta dalla chiesa diruta della frazione Castagna) ed un Calice d’argento del XVII secolo (proveniente dalla chiesa di S. Maria Assunta). Essendo dunque un Deposito marcatamente territoriale, la raccolta svolge anche l’importante funzione di “museo risarcimento”, nel suo tentativo di ricostruire e di mostrare la facies culturale di Fiuminata attraverso i secoli.

Comune di Macerata

macerata_musei_civiciIl patrimonio storico artistico del Comune di Macerata è stato oggetto di un cambiamento di sede e le collezioni, in base al nuovo progetto di allestimento, sono state trasferite nel settecentesco Palazzo Buonaccorsi. Esso prevede che l’eterogeneo corpus di opere acquisite nel corso del tempo venga strutturato in tre raggruppamenti, riferibili ai tre principali piani dell’edificio.
I locali seminterrati, originariamente ospitanti le scuderie di palazzo e per questo sede ottimale della collezione, sono stati predisposti per il nuovo Museo della carrozza, di imminente apertura. I veicoli, preziosa campionatura che abbraccia l’Ottocento fino ai primi anni del Novecento, sono organizzati secondo un criterio eminentemente cronologico, per dare conto anche della storia dell’evoluzione del mezzo attraverso il tempo. Il nucleo originario di tale collezione, sette carrozze sportive ottimamente conservate, fu donato al Comune dal conte Pieralberto Conti nel 1962, e in seguito si è arricchito di ulteriori importanti donazioni che ne hanno ampliato la gamma tipologica: dalla berlina ottocentesca da viaggio, ai calessi da passeggio, alle carrozze da addestramento dei cavalli. Il tutto si correda inoltre di un notevole assortimento di finimenti – briglie, morsi, selle e ferri da cavallo – che contribuiscono a rendere eccelsa la collezione maceratese nel suo genere.

Il piano nobile dell’edificio, di per sé un gioiello decorativo di primo Settecento, è destinato ad ospitare le opere d’arte moderna, principalmente dipinti, acquisiti a partire dagli anni 1835 e 1860, coincidenti con le prime donazioni finalizzate alla costituzione di “una pinacoteca patria”. L’allestimento segue l’avvicendamento delle salette istoriate, fino a concludersi nel cosiddetta “galleria dell’Eneide”, una sorta di “museo nel museo” in quanto luogo che conserva ancora inalterato il gusto collezionistico di Raimondo Buonaccorsi, committente della tele, tutte intonate al tema virgiliano. Tale collezione d’arte moderna è costituita da opere che vanno dal XIII, per ciò che attiene una pietra di carattere votivo, al XV e al XIX secolo, e si segnalano in particolar modo una piccola Madonna su tavola di Carlo Crivelli, gli originali automi dell’orologio dell’antica torre civica, una copia della flagellazione di Caravaggio e la collezione degli stemmi dei letterati accademici Catenati. L’allestimento è studiato nel rispetto della veste settecentesca delle sale, all’origine tappezzate e addobbate come un’autentica quadreria nobiliare.

Infine, al secondo piano, su cui sono stati condotti restauri pittorici a metà dell’Ottocento, sono collocate le sale della collezione di arte contemporanea, venutasi a formare grazie a talune donazioni (tra le altre G. Baynes e V. Monti) e mostre temporanee - organizzate a partire dagli anni Cinquanta negli antichi locali della Pinacoteca Comunale ed in seguito anche nella chiesa di S. Paolo -, ed in particolar modo con le acquisizioni delle edizioni storiche del Premio Scipione (1955, 1957, 1964). A seguito di tali importanti manifestazioni il Museo è entrato in possesso di notevoli esemplari di autori quali Corrado Cagli, Osvaldo Licini, Luigi Spazzapan, Bruno Cassinari, Domenico Cantatore, Emilio Vedova, Umberto Peschi ed altri. Più di un ambiente è stato predisposto per l’esposizione delle opere del poliedrico artista Ivo Pannaggi – tra le altre peculiarità pittore, architetto, fotografo e grafico -, mentre un’ulteriore sezione di dipinti e sculture viene dedicata al movimento del “Secondo Futurismo” maceratese degli anni Trenta. Nell’ambito del percorso è prevista inoltre una sala con funzione di centro di documentazione e consultazione virtuale della collezione contemporanea stessa.

www.maceratamusei.it

tel. 0733/256356

orario di apertura

Museo della Carrozza e Sala dell’Eneide

tutti i giorni 10-18 chiuso il lunedì

Comune di Macerata

macerata_museo_diocesianoCostruita nel ‘400 a seguito di un voto contro la peste, la Basilica della Madonna della Misericodia deve il suo aspetto originario all’intervento del Vanvitelli, che realizzò lo scenografico interno, poi decorato da dipinti di importanti pittori del ‘700, come Francesco Mancini e Sebastiano Conca. Sull’altare maggiore si trova la venerata immagine della Madonna della Misericordia (fine XV secolo), uno dei dipinti di maggior pregio della città: vi compare la Vergine che accoglie sotto il proprio mantello protettivo il popolo maceratese. Alla visita della chiesa, si può ora aggiungere quella del piccolo museo diocesano allestito negli ambienti attigui alla chiesa, che permette di ammirare alcune sculture medievali, numerosi oggetti di oreficeria di uso liturgico e una raccolta di dipinti contemporanei di soggetto religioso.

tel. 0733/230660

apertura a richiesta

Comune di Matelica

matelica_pinacotecaOspitata al secondo piano di Palazzo Ottoni, costruito nel 1472 da Costantino e Giovanni Battista da Lugano su commissione di Alessandro e Ranuccio Ottoni, esponenti della signoria che dominò la città dal 1394 al 1578, la Pinacoteca Civica di Matelica conserva numerose opere provenienti dalle chiese demaniate della città e una serie di dipinti del neoclassico pittore matelicese Raffaele Fidanza (1797-1846), al cui nome è stata intitolata l’istituzione. Fidanza era un raffinato esteta, noto soprattutto per la particolare introspezione psicologica con cui ritraeva i personaggi della sua epoca. Tra le opere presenti nel museo, di particolare pregio risulta essere la mazza d’argento, ambizioso simbolo dell’autorità comunale, realizzata nel XVIII secolo dall’argentiere romano Domenico Piani. Alcuni quadri incamerati dal museo a seguito delle soppressioni, sono un’importante testimonianza della ricchezza culturale della città tra XVI e XVII secolo. Il Noli me tangere di Ercole Ramazzani, proveniente dalla chiesa di S. Agostino, e il Sant’Onofrio di Salvator Rosa, pervenuto dalla cappella dell’Università dei Panni Lana (collocata all’interno della chiesa di S. Filippo), sono solo le punte più alte di un tessuto cittadino di cui il museo cerca di ricostruire la storia. Il Palazzo rinascimentale è inoltre anche museo di sé stesso dal momento che in una sala di rappresentanza è presente un interessantissimo ciclo di dipinti murali del XVI secolo, rappresentante gli amori degli dèi. Si tratta di uno dei più antichi esempi di pittura a soggetto mitologico presente sul territorio maceratese. Una visita alla chiesa di S. Francesco, che conserva opere del forlivese Palmezzano, dell’autoctono Luca di Paolo, di Simone De Magistris da Caldarola, di Ercole Ramazzani da Arcevia, aiuta sicuramente a capire la complessità culturale di una piccola capitale montana

Comune di Matelica

matelia_museo_filippoIl palazzo Piersanti, una delle rare case-museo delle Marche, conserva, oltre all’arredo originario di alcuni ambienti - come la camera da letto e la cucina settecentesche - le opere d’arte e gli oggetti raccolti nella città natale da Monsignor Filippo Piersanti (1688- 1761), maestro di cerimonie presso la corte pontificia a partire dal 1718. Dopo la donazione al Capitolo della Cattedrale di Matelica, nel 1901, la collezione primitiva si è arricchita di dipinti provenienti dalle chiese della città, fino a formare una delle raccolte più importanti della regione per numero e qualità dei pezzi conservati. La visita al museo prende le mosse dalla “Sala degli arazzi”, che deriva il nome da un prezioso ciclo di arazzi, di probabile provenienza francese, raffiguranti scene dell’Eneide. La disposizione delle opere segue poi criteri cronologici: fra le più antiche si segnala un Crocifisso in legno dipinto, databile al XII secolo, proveniente dall distrutta abbazia di Sant’Eutizio. Nel percorso museale, le opere realizzate da artisti marchigiani o attivi nelle città della regione si mescolano a quelle inviate da altri centri, soprattutto da Venezia, a testimoniare gli stretti rapporti che univano anche i centri dell’entroterra marchigiano alla Serenissima. Al gruppo “veneto” appartengono un’anconetta con sette santi attruibuita a Giovanni Bellini, e la splendida Madonna col Bambino benedicente (1460 circa) attribuita a Gentile Bellini, mentre opere fra le più belle di Antonio da Fabriano, Luca di Paolo da Matelica, Lorenzo d’Alessandro da Sanseverino, Bernardino di Mariotto da Perugia, databili fra la seconda metà del XV e l’inizio del XVI secolo, sono riferibili invece a una produzione locale. Più consistente risulta la quantità di dipinti dei secolo XVII- XVIII: opere di arte sacra, come pale d’altare e figure di santi, icone, suppellettili liturgiche, crocifissi, reliquiari ecc… si alternano a dipinti profani, soprattutto a nature morte, vedute urbane e paesistiche, ritratti. Di notevole interesse risulta la stanza dedicata ai “ricordi pontifici” ovvero agli oggetti appartenuti ai sei pontefici sotto il cui regno il Piersanti prestò servizio: oltre ai ritratti dei papi vi figurano stampe, busti e oggetti diversi, come i bariletti utilizzati nelle cerimonie di consacrazione dei vescovi o le cazzuole e i martelli impiegati per aprire la Porta Santa in occasione dei Giubilei.

Comune di Mogliano

mogliano_palazzoPalazzo Forti, sede del Comune di Mogliano, deve il suo aspetto originario a una serie di interventi di ristrutturazione e abbellimento effettuati nel ‘700 dalla nobile famiglia proprietaria. Un recente restauro ha valorizzato appieno le raffinate decorazioni delle sale del piano nobile, caratterizzate da soffitti, porte e finestre dipinti, oltre che da alcuni mobili di notevole valore artistico. Il Palazzo contiene anche alcuni dipinti, in prevalenza di soggetto religioso, divenuti di proprietà del comune a seguito delle soppressioni degli enti ecclesiastici: fra gli altri si segnala una tela con la Madonna col Bambino e San Giovannino riferita all’ambito del pittore Raffaellino del Colle (XVII secolo). La visita al palazzo fa parte di un percorso nel patrimonio storico artistico cittadino che ha il suo punto di eccellenza nella pala con l’Assunta e Santi realizzata da Lorenzo Lotto nel 1548.

tel. 0733/577771

orario di apertura

tutti i giorni a richiesta in orario di ufficio

Comune di Mogliano

mogliano_smariaL’attuale chiesa di Santa Maria risale al XVIII secolo ed è caratterizzata da un’alta facciata incompiuta. Sull’altare maggiore è collocato il prezioso dipinto di Lorenzo Lotto raffiugurante la ‘Madonna in gloria e Santi’ del 1548. Essa ebbe origine da un oratorio del XIV secolo, edificato per scongiurare una pestilenza, oggi adibito a sagrestia. Dopo una tormentata storia di ristrutturazioni ed ampliamenti a partire dal secolo XVI, si arrivò alla nuova costruzione del ‘700.

tel. 0733/557771

apertura a richiesta

Comune di Monte San Giusto

monte_san_giusto_collezzioneAllestita all’ultimo piano del rinascimentale Palazzo Bonafede, edificio fatto costruire dal vescovo di Chiusi Niccolò Bonafede (committente anche della celebre Crocefissione di Lorenzo Lotto conservata ancora oggi nella chiesa di Santa Maria in Telusiano della stessa città), la collezione di disegni costituita in un trentennio da Alessandro Maggiori, illustre erudito fermano morto nel 1834, rappresenta una delle più importanti raccolte grafiche della regione. Giunta in donazione al comune nel 1925, la collezione è in realtà l’ultimo nucleo residuale in territorio marchigiano dell’importante raccolta che venne smembrata alla morte del collezionista. A seguito della dispersione, molti disegni finirono sul mercato antiquario, andando ad arricchire i Gabinetti di Disegni dei più importanti musei del mondo. Fogli sparsi continuano ad apparire nei bollettini delle principali case d’asta. La collezione oggi esposta, i cui soggetti spaziano dal tema religioso a quello profano, annovera studi per grandi e piccole composizioni di maestri italiani principalmente del XVII secolo, con una particolare predilezione per la scuola bolognese. Alcuni fogli hanno inoltre il carattere dell’unicità, come ad esempio il disegno del Sassoferrato, unico studio dell’artista conservato in una collezione pubblica italiana. Primeggiano inoltre carte di Domenichino, Guercino, Procaccini, Vasari, Cignali, Perin del Vaga.

tel. 0733/839005

apertura a richiesta

Comune di Montecassiano

montecassiano_raccolte_civicheLe raccolte museali della città di Montecassiano sono conservate in diversi edifici di proprietà comunale. La quadreria (vi sono anche pale di notevole pregio artistico) raccoglie notevoli esempi di pittura sacra e profana dei secc. XXII e XVIII provenienti dalle chiese e dai conventi soppressi del centro storico. Fanno parte della quadreria anche alcuni disegni , studi e tele del pittore Giovanni Cingolani. La raccolta archeologica che vanta alcuni importanti reperti di epoca picena e romana rinvenuti nel territorio comunale. Quadreria e antiquarium sono custodite in parte presso il Palazzo dei Priori, edificio del XIV secolo già sede municipale e in parte presso la Pinacoteca comunale al Piano Nobile di Palazzo Compagnucci. Altri interessanti dipinti sono esposti poi nelle sale del comune: fra essi merita una visita la pala con la Madonna col Bambino fra Sant’Andrea e Sant’Elena dipinta fra 1506 e 1508 dal pittore Ioannes Ispanus, artista spagnolo trasferitosi nelle Marche, per la chiesa scomparsa di Santa Maria di Lenze. La visita a Montecassiano non può inoltre prescindere dalla collegiata di Santa Maria, che fronteggia il Palazzo dei Priori, e conserva importanti opere d’arte, fra cui una croce processionale dell’orafo Lorenzo d’Ascoli, e la monumentale pala d’altare in terracotta invetriata dipinta, opera di Mattia della Robbia, esponente della famosa bottega di plasticatori fiorentini. Il Museo di Arte Sacra “Giovanni da San Guglielmo” si trova presso la Chiesa di San Giovanni Battista, costruzione del XVI Secolo con una facciata molto semplice, che nasconde una struttura interna, leggera ed elegante, artificio barocco a pianta ottogonale. Conserva le tele che un tempo adornavano gli altari e l’oratorio, oltre a numerosi oggetti e arredi sacri. Tronetti, macchine processionali, candelabri, crocifissi e cartegloria sapientemente recuperati e restaurati sono tornati fruibili dopo anni di abbandono.

per informazioni chiamare 0733/299811

Comune di Montelupone

montelupone_pinacotecaLa pinacoteca è ospitata all’interno del trecentesco palazzetto del Podestà, che rende inconfondibile la piazza di Montelupone con i suoi portici e l’imponente torre. Gli oggetti che formano la raccolta provengono, come altrove, dalle chiese del territorio, soprattutto dal convento di San Francesco, e sono giunti in possesso del comune a seguito delle soppressione degli enti religiosi. Vi figurano reperti archeologici, mobili, sculture, suppellettili liturgiche, oltre a dipinti che datano prevalentemente dal XVII secolo: di notevole pregio la tela con la Madonna Immacolata del pittore fiammingo Ernst Van Schayck, datata 1631. Consistente anche l’apporto di opere frutto del collezionismo privato o prodotte da artisti originari di Montelupone. Il percorso museale cittadino si completa con la visita del nucleo urbanistico tre-quattrocentesco, perfettamente conservato, delle chiese di San Francesco e della collegiata, dove si trovano due pale d’altare del raro pittore cinquecentesco Antonio da Faenza, e nel Museo di arti e mestieri antichi.

tel. 0733/2249

apertura a richiesta con prenotazione visita guidata

Comune di Morrovalle

morrovalle_museoIl museo di Morrovalle è stato inaugurato nel 2004 nella prestigiosa sede di Palazzo Lazzarini, dopo un restauro effettuato per adeguare la residenza a contenitore museale. Il palazzo, affacciato sulla piazza del comune, è una struttura più volte rimaneggiata, in cui prevale l’aspetto neogotico dovuto a un intervento ottocentesco. Gli ambienti del piano nobile accolgono oggi le collezioni museali, il cui nucleo fondamentale è costituito da numerosi dipinti provenienti dalle chiese del territorio, soprattutto dalla chiesa di Sant’Agostino. Si tratta di tavole e tele databili fra il XVI e il XVIII secolo, fra cui spicca un’interessante tela del primo Cinquecento, con la Madonna del Soccorso attribuibile al pittore Marchesiano di Giorgio da Tolentino: il dipinto raffigura la Vergine che caccia a bastonate un demonio, comparso a insidiare un bambino, incautamente votavo al diavolo dalla madre, secondo la tradizionale iconografia diffusa fra Marche e Umbria dalla predicazione degli agostiniani. Una particolarità è costituita dalla serie di ritratti di uomini illustri, che deriva da quella raccolta nel ‘500 dell’umanista Paolo Giovio, e ha un corrispondente in un’analoga sequenza di opere nella pinacoteca civica di Fermo. Di notevole interesse risultano anche alcuni oggetti appartenenti al Monte frumentario della città di Morrovalle, istituto fondato nel XVI secolo per far fronte alle esigenze dei contadini, effettuando il prestito di cereali su pegno.

tel. 0733/223437

orario

invernale sabato e domenica 16-19

estivo sabato 16-19 e domenica 10-12/16-19

Comune di Petriolo

petriolo_museo“Museo dei legni processionali” è una dicitura che esprime in maniera quasi programmatica lo spirito ed il significato della raccolta di arte sacra istituita a Petriolo nel 2001 dalla Confraternita del Santissimo Sacramento, presente nella città sin dal 1553. Intitolato a monsignor Marcello Manfroni ed ospitato nei locali della stessa confraternita, il museo è intimamente legato al Santuario della Madonna della Misericordia, edificato nel XV secolo come semplice cappella dedicata alla Vergine e più volte restaurato nei secoli, fino ad assumere le forme attuali per merito dell’architetto Pietro Augustoni di Corno (1741-1815). Nel 1920, a seguito di terremoti, si rese necessario un nuovo intervento conservativo, condotto stavolta sotto la direzione dell’architetto maceratese Giuseppe Rossi e concluso, nel 1921, con le decorazioni pittoriche di Ciro Pavisa. Quest’ultimo dipinse nella controfacciata il celebre miracolo compiuto dalla scultura lignea venerata nella nicchia absidale del Santuario: il carro che la trasportava si fermò di fronte alla chiesa e nulla potè più muovere i buoi. Si tratta di una preziosissima immagine della Vergine, firmata e datata da Giannantonio Aquilano nel 1525; la sua presenza documenta il frequente flusso di artisti abruzzesi, soprattutto scultori, che lavoravano o inviavano opere nelle Marche. Pregevole anche il Crocefisso ligneo della fine del XV secolo, esposto in una nicchia destra. Insieme ad altri legni processionali, nel museo vero e proprio, che si snoda su due piani, sono conservate numerose tele, tra cui un Ritratto del cardinale Antonio Doria (effigiato mentre scrive la lettera con cui dona terreni alla comunità di Petriolo), ed alcune preziose oreficerie, come ad esempio una croce processionale di Piatro Bianchi del 1766 ed un ostensorio di Domenico Piani del 1782.

tel. 0733/550601 - 0733/550603

orari di apertura
inverno
apertura a richiesta
estate
dal lunedì al venerdì a richiesta
prefestivi e festivi 10-12.30/16-18.30

Comune di Pievebovigliana

pieveboviglianaAll’interno del palazzo municipale, disposto su due piani, si trova il “Pievebovigliana Museo”, che ripercorre, nelle sue diverse espressioni, l’intera storia sociale ed artistica del territorio comunale, dall’età preistorica ad oggi. Esso è composto dal Museo Archeologico “Valerio Cianfarani”, dal Museo Civico “Raffaele Campelli”, dal Museo Storico del Territorio, dalla Collezione di xilografie di Maria Ciccotti e dalla Raccolta Gino Marotta. Il Museo archeologico, aperto al pubblico nel 1999 raccoglie i reperti ritrovati nel territorio comunale, tra i quali si segnalano l’iscrizione di Fiordimonte, identificata come un’espressione epigrafica dei Senoni, un vago antropomorfo in pasta vitrea di produzione fenicio-punica, databile intorno al IV secolo a.C., e una testina femminile in argilla, appartenente alla tradizione medio-italica del III-II secolo a.C. Tra le opere più importanti del Museo civico, fondato nel 1936, sono da segnalare: una Crocifissione di Cola di Pietro, una Madonna di Loreto con Santi di Simone De Magistris ed alcune sculture della fine del XV secolo (un San Sebastiano in legno intagliato di provenienza marchigiana, una testa della Vergine in terracotta di provenienza abruzzese e una testa del Redentore in terracotta), esposte nel 2002 nella mostra “Il Quattrocento a Camerino”. Nel Museo Storico del Territorio, inaugurato nel 2006, attraverso i documenti d’archivio e dei pannelli esplicativi si ricostruisce la storia economica e sociale del territorio, con degli approfondimenti dedicati alla tessitura domestica, tipica dell’area, con tele e tovaglie che risalgono al XV secolo, ed alla produzione artigianale dei laterizi, in fornaci dislocate in tutto il territorio comunale. Una sezione particolare è dedicata alla storia aziendale della distilleria Varnelli, dalle sue origini ottocentesche fino ad oggi.
Nella Collezione di Maria Ciccotti, anch’essa risistemata nel 2006, viene esposta l’intera produzione di xilografie (ex libris ed illustrazioni per libri), con i legnetti originali e relativi strumenti di lavoro, di questa importante artista di Pievebovigliana, animatrice culturale dell’artigianato locale, attiva soprattutto tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, allieva ed amica di Bruno da Osimo. La Raccolta Gino Marotta, invece, si trova all’interno dalla Sala Consiliare da lui progettata, dove è collocato anche il fortepiano appartenuto al grande compositore marchigiano Filippo Marchetti (1831-1902). La collezione comprende un nutrito numero di opere, donate direttamente dall’artista, oggi cittadino onorario di Pievebovigliana, considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’arte italiana contemporanea.

Comune di Pollenza

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La raccolta archeologica è stata recentemente riallestita all’interno di Palazzo Cento, residenza signorile del XVI secolo, che accoglie oggi anche un’interessante pinacoteca, una pregevole collezione di ceramiche fabbricate a Pollenza tra il 1810 e il 1905, mobili d’epoca e una singolare raccolta di crecefissi. La mostra dei reperti archeologici è allestita in una stanza al primo piano, preceduta dall’esposizione, lungo il corridoio d’ingresso, di una statua femminile frammentaria e acefala. Il museo è composto da due nuclei di reperti. Il primo è stato costituito grazie ai rinvenimetni occasionali rinvenuti in località Montefrancolo, tutti riferibili ad un insediamento romano. Questa origine è documentata, tra l’altro, da un torso maschile in marmo, forse Apollo; da una statua femminile vestita di chitone e coperta da un mantello di pelle ferina, alla quale è stata ricollegata una testa con una acconciatura detta “a melone”; infine da una testa femminile in areanria. Il secondo nucleo della raccolta si è formato a seguito di alcuni scavi condotti alla metà degli anni ‘40 sempre in località Montefrancolo. Tra i reperti si segnalano un corno di cervo lavorato, frammenti di ceramica d’impasto, vasi ed oggetti di bronzo, vaghi di collana, che documentano un’occupazione ininterootta del sito dall’età del bronzo fino all’età del ferro.

tel. 0733/548711

orario

festivi e prefestivi 10-12/15-18

Comune di Porto Recanati

porto_recanati_pinacotecaLa raccolta comprende opere d’arte ed oggetti databili tra il XVI ed il XX secolo, raccolti per volontà del donatore il Prof. Attilio Moroni (1909-1986), portorecanatese. La pinacoteca è ospitata nel primo piano del castello svevo, dove le opere sono distribuite in diverse ampie sale in ordine cronologico e per scuole pittoriche. La collezione costituisce una delle maggiori raccolte d’arte contemporanea marchigiane, soprattutto per quel che concerne la pittura dell’800 italiano, vantando opere di Filippo De Pisis, Ottone Rosai, Telemaco Signorini, Domenico Morelli, Silvestro Lega, Filippo Casorati, Ardengo Soffici. Spiccano inoltre Cavalli sul Carso di Giovanni Fattori e il Ritratto della fidanzata di Giuseppe De Nittis.
Tra le tele più antiche emerge una significativa Sacra Famiglia attribuita a Rosso Fiorentino, un San Sebastiano dello Spagnoletto, una Morte di Cleopatra attribuibile alla cerchia di Guido Reni e due tondi rappresentanti una Madonna e un Cristo morto di scuola caravaggesca.
La sala d’ingresso è interamente dedicata all’opera del pittore portorecanatese Biagio Biagetti (1877-1948).

tel. 071/7591861 - 071/759971

orari di apertura

lunedì-venerdì 16-19

per altri orari su appuntamento

Comune di Recanati

recanati_museoIl patrimonio storico-artistico di proprietà del comune di Recanati è esposto dal 1998 nella villa nobiliare Colloredo Mels, edificio di notevole pregio artistico, dotato di ampio parco. La raccolta comprende opere d’arte e oggetti databili fra il XIII e il XIX secolo, tutti inerenti alla storia dell’importante città di Recanati, per secoli centro mercantile di primaria importanza nel bacino Adriatico. Fra gli oggetti più antichi si segnalano un pannello in noce intagliato proveniente dal coro della chiesa di Sant’Agostino, datato 1395, firmato dal maestro Ludovico da Siena e un polittico del pittore Piero da Domenico di Montepulciano (1422). Ma i capolavori assoluti che costituiscono il vanto della pinacoteca civica sono le opere di Lorenzo Lotto: si parte dal monumentale polittico dipinto nel 1508 per la chiesa di San Domenico, per poi proseguire con la Trasfigurazione in origine sull’altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Castelnuovo (1512 circa), il piccolo dipinto con San Giacomo Maggiore e soprattutto l’Annunciazione eseguita per la locale Confraternita dei mercanti, forse l’opera più famosa del pittore veneziano. Completano la raccolta opere di Olivuccio da Ciccarello, Pomarancio, Gregorio Pagani, Vincenzo Pagani, Pier Simone Fanelli, Biagio Biagetti etc. Infine si segna la raccolta archeologica dedicata agli insediamenti Piceni e Romani del territorio recanatese.

tel. 071/7570410

orario di apertura

estate 10-13/16-20
inverno 10-13/15-18
chiuso il lunedì

www.villacolloredomels.it

Comune di San Ginesio

san_ginesio_museoSan Ginesio è uno dei centri più suggestivi della provincia di Macerata grazie alla straordinaria conservazione del suo aspetto urbanistico tre-quattrocentesco e di molti dei suoi edifici medievali. Straordinario anche il patrimonio d’arte conservato nel Museo, attualmente ospitato nell’ex chiesa di San Sevastiano, adiacente la Collegiata. Oltre a una sezione archeologica, il museo conserva infatti un gran numero di dipinti provenienti da numerose chiese del territorio comunale, che testimoniano del passaggio di numerosi pittori marchigiani, come Vincenzo Pagani da Monterubbiano, Stefano Folchetti da San Ginesio (XVI secolo), Simone de Magistris da Caldarola, fino a Domenico Malpiedi (XVII secolo). Notevoli però soprattutto alcuni dipinti realizzati da artisti forestieri. Il più famoso è la tavola con la cosiddetta Battaglia fra Ginesini e Fermani, che rievoca un epiodio leggendario legato alla storia della città: l’apparizione miracolosa di Sant’Andrea che permise ai ginesini di resistere all’assedio dell’esercito fermano, nel 1377. Autore è il pittore di origine senese Nicola di Ulisse, attivo anche a Norcia. Ancora misterioso è invece il responsabile dello Sposalizio mistico di Santa Caterina, tavola della fine del XV secolo, riferibile a qualche pittore fiorentino vicino al Ghirlandaio. Altre opere risalenti invece all’8 ea ‘900 sono esposte nei locali del Municipio, che occupa l’ex convento di San Francesco. Il Museo di San Ginesio invita del resto per la sua stessa natura a continuare il percorso negli edificistorici cittadini, a partire proprio dalla vicina collegiata di Santa Maria, vero e proprio museo essa stessa.

Comune di San Severino Marche

La Galleria D’arte Moderna conserva una raccolta di quadri d’arte contemporanea e una collezione di dipinti di Filippo Bigioli, pittore e incisore dell’800. Ha sede al Piano Nobile del Palazzo Municipale, edificato nel 1764 su progetto dell’architetto romano Clemente Orlandi. Le ottocentesche sale di rappresentanze sono decorate e arredate con mobilio dei secoli XVII-XIX. La “Sala degli Stemmi”, dipinta da Raffaele Fogliardi, propone nel fregio gli scudi gentilizi delle famiglie sanseverinati. La “Sala d’Accoglienza”, ora sala consiliare, ha il soffitto dipinto con Scene marine di naiadi e tritoni e alle pareti due grandi tele eseguite nel 1884 da Mariano Piervittori, raffiguranti due illustri settempedani: l’anatomista Bartolomeo Eustacchio e l’ottico Eustacchio Divini. Le sale attigue custodiscono la collezione di Filippo Bigioli (1798/1878), pittore e incisore, che svolse la sua attività tra Roma e le Marche, a cui è stata dedicata una grande retrospettiva nell’estate 1998. La raccolta comprende dipinti dell’artista di carattere mitologico, storico, religioso e di costume; disegni e cartoni e 27 bozzetti della Galleria Dantesca di recente acquisizone.

tel. 0733/638414

apertura a richiesta

Comune di San Severino Marche

san_severino_pinacotecaCrocevia di artisti e di mercanti su un’importante via di comunicazione che collegava l’Adriatico alla Flaminia, Sanseverino Marche fu protagonista di una vivace stagione medievale e rinascimentale, oggi raccontata nelle sale della Pinacoteca Civica. Quest’ultima, costituita a seguito della soppressione degli enti religiosi (1866), è collocata, sin dal 1974, nel rinascimentale Palazzo di Padre Tacchi Venturi, illustre studioso sanseverinate di storia delle religioni. La prestigiosa residenza, eretta verso la fine del XV secolo, conserva in facciata consistenti tracce del precedente edificio medievale ed incorpora il basamento di un’antica torre di vedetta. La pinacoteca ha sede nel primo piano del palazzo e le opere, che vanno dal XIV al XVII secolo, sono distribuite in sei sale in ordine cronologico. La storia civile e religiosa della città comincia nella prima sala, dove s’impone un dipinto del pittore fabrianese Allegretto Nuzi, rappresentante una Madonna dell’Umiltà. Fiancheggia quest’opera uno straordinario polittico di Paolo Veneziano che documenta gli stretti rapporti delle Marche interne con la cultura lagunare. L’adesione di San Severino alla cultura fiorita tardogotica, mentre nella città si consolidava la signoria degli Smeducci, è rappresentata nella terza sala da alcune opere dei fratelli Salimbeni, Lorenzo e Jacopo, protagonisti di quel rinnovamento linguistico in senso internazionale del Quattrocento marchigiano, che può essere anche ammirato negli straordinari monocromi della cripta di San Lorenzo in Dolìolo. Le ultime sale raccontano i trionfi del Rinascimento sanseverinate: oltre alle opere di Lorenzo d’Alessandro e ad un polittico realizzato a due voci da Domenico Indivini (carpenteria) e Vittore Crivelli (dipinti), emergono alcune presenze umbre: un polittico dell’Alunno, quattro opere di Bernardino di Mariotto e la Madonna della Pace di Bernardino Pintoricchio.

Comune di Sarnano

sarnano_pinacotecaInaugurato il 30 maggio 2004, il nuovo polo museale di Sarnano, ricavato all’interno dell’ex convento delle Clarisse, divenuto di proprietà comunale a seguito delle soppressioni postunitarie degli ordini religiosi, ha permesso di unire in un solo sito, e quindi di offrire in un percorso unitario, tutte le preziose raccolte comunali. Istituita nel 1872 per difendere dalla dispersione le opere incamerate dal Comune con le demaniazioni, la Pinacoteca civica, allestita al piano terra, nelle stanze che circondano il bel cortile claustrale e che si snodano lungo il settecentesco corridoio voltato a botte, conserva alcune preziosissime testimonianze di arte sacra esposte in ordine cronologico dal XV al XVIII secolo. Il piccolo nucleo di capolavori vanta un’elegantissima Madonna adorante il Bambino di Vittore Crivelli, una patetica Crocefissione di Stefano Falchetti, un interessante dipinto di Marchesino di Giorgio, che documenta il fervente culto mariano nel territorio, opere di Vincenzo Pagani e un’Ultima Cena di Simone de Magistris. Il Museo delle Armi e della Caccia, pensato per mostrare l’evoluzione tecnica e storico-artistica delle armi attraverso i secoli, è stato istituito dal Comune nel 1987, dopo l’acquisto della raccolta del collezionista locale Mario Arrà. Il Museo dei Martelli, costituito della collezione di Sergio Masini donata al Comune nel 1993, documenta i mestieri ed i riti che si compiono, in tutto il mondo, con i più diversi tipi di martello. Il Museo dell’Avifauna consiste invece nella collezione ornitologica del sarnanese Lorenzo Brancadori ed offre una rassegna delle specie avifaunistiche presenti nei Sibillini e nell’Appennino. La Collezione Mario Gavasci, pittore originario di Sarnano, è entrata nel museo nel 1989, grazie alla donazione di vari olii, xilografie e disegni che raffigurano prevalentemente soggetti sacri, illustrazioni dantesche, paesaggi, ritratti.

Comune di Tolentino

Il Santuario di San Nicola da Tolentino, frate agostiniano morto nel 1305, è uno dei più importanti d’Italia. Di grande valore artistico è il Cappellone che conserva un bellissimo ciclo di affreschi trecenteschi di scuola giottesca, e il chiostro del XIV secolo. I resti del Santo sono conservati nella cripta .
Il Museo del Santuario, che comprende diverse raccolte ed importanti sezioni espositive, è allestito nei locali attigui al convento che ospita una comunità di Agostiniani.
Nella raccolta di dipinti, sculture, arredi sacri e suppellettili religiose numerose sono le opere che raccontano la storia del santuario.
Spiccano tra i dipinti, una grande tela raffigurante L’Eterno Padre benedicente e una lunetta con cornice dorata raffigurante una Pietà, eseguite tra il 1518 e il 1523, che facevano parte della grande pala dell’altare maggiore del Santuario. Di notevole valore è il gruppo ligneo della Natività, formato dalle statue della Madonna, del Bambino e di San Giuseppe, del ‘300, una delle realizzazioni scultoree più antiche delle Marche.
Numerosi sono gli oggetti in argento esposti, tra cui reliquiari, ostensori, candelieri, calici, turiboli, ex voto in lamina argentea, che fanno parte del patrimonio del Santuario.
La sezione delle Ceramiche fu donata al Comune di Tolentino nel 1933 dal Cardinale Giovanni Tacci. Comprende importanti manufatti, di varie epoche, delle principali officine ceramiche italiane, tra cui una statuina rappresentante un pastorello di Giovanni Della Robbia, e oggetti di officine inglesi, giapponesi e cinesi.
Di grande originalità è la raccolta di Ex voto: si tratta di circa 400 piccoli dipinti su legno, carta o tela che raffigurano i miracoli e le grazie ricevute da San Nicola. Essi testimoniano la devozione dei fedeli dal XV al XIX secolo, con interessanti rapprentazioni degli usi e costumi e delle istituzioni locali relative a varie epoche. Il museo comprende inoltre un presepe che resta in funzione tutto l’anno, una mostra di presepi contemporanei di varie parti d’Italia e del mondo e un diorama sulla vita di San Nicola.

telefono

0733-976311/0733-901365/0733-901326

http://www.tolentinoturismo.it

Comune di Tolentino

tolentino_museo_caricaturaIl Museo ha sede nel cinquecentesco Palazzo Sangallo, che prende il nome dal celebre architetto Giuliano da Sangallo il giovane, cui viene generalmente attribuito il progetto. L’istuto è stato fondato nel 1970 dal tolentinate Luigi Mari, caricaturista e studioso dell’umorismo nell’arte, qualificandosi come unico nel suo genere in Italia. La continua opera di acquisizione di materiali ha portato presto il patrimonio del museo a superare i 5.000 pezzi fra disegni, dipinti, sculture, di alcuni dei maggiori specialisti della caricatura, dall’800 a oggi, oltre a libri, riviste e manifesti che offrono una ricca documentazione sull’argomento. La collezione viene continuamente incrementata grazie alle opere che, per regolamento o perché donate dagli artisti, partecipano alla prestigiosa rassegna “Biennale dell’umorismo e dell’ arte” che si tiene ad anni dispari dal 1961. Fra le altre si segnalano opere di Daumier, Galantara, Maccari, Jacovitti, Altan, Forattini, Fellini.

tel. 0733/901326 - 0733/901365

orario  di apertura

autunno/inverno

tutti i giorni 10-13/15.30-18.30

chiuso il lunedì

primavera/estate

tutti i giorni 9-13/15-19

chiuso il lunedì

http://www.tolentinoturismo.it

Comune di Tolentino

E’ uno dei più rilevanti edifici storici di Tolentino. Il palazzo risale alla fine del XVII secolo ma sicuramente fu ricostruito su un edificio più antico, mentre della famiglia Parisani, una delle famiglie più illustri e più antiche di Tolentino, si hanno notizie fin dall’inizio del XIV secolo. È chiamato anche Palazzo della Pace, perché ospitò nel febbraio del 1797 lo stato maggiore dell’armata d’Italia comandata dal generale Bonaparte e nelle sue sale fu firmato il Trattato di Tolentino tra la Repubblica francese ed il pontefice Pio VI. Con questo trattato il papa, sconfitto, si impegnava a licenziare l’esercito austro-pontificio, a pagare ingenti indennità di guerra e a cedere alla Francia, tra l’altro, le legazioni di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì.
Il primo piano del palazzo fu testimone di questo evento storico e conserva ancora parte del mobilio d’epoca. Una sala di rappresentanza immette in un corridoio alla sinistra del quale si aprono le Sale napoleoniche. Si incontra prima un salotto dal soffitto finemente decorato a finto marmo. Le pareti, in alto, presentano un fregio con stemmi e motivi floreali. Nella sala seguente fu firmato il trattato da Napoleone e i rappresentanti dello Stato pontificio. Questa stanza presenta ancora due ricche consolle, un grande specchio, il tavolo dove venne firmata la pace, i rivestimenti e i tendaggi in damasco giallo-oro originali; le travi del soffitto presentano rivestimenti lignei decorati con motivi floreali mentre la fascia sottostante riporta scene bibliche, tra festoni, putti e volute.. Si incontra poi quella che è stata la stanza da letto di Bonaparte, all’epoca rivestita di damasco rosso e con un imponente letto a baldacchino. Di seguito si trova la toilette con ricche decorazioni che ricordano un padiglione da giardino con nastri, festoni floreali e figure allegoriche. Anche la cappellina ha ricche pitture (alle pareti), ma è priva di arredi.
Il secondo piano del palazzo viene utilizzato per mostre temporanee organizzate dal Comune di Tolentino.

telefono

0733-960613/0733-901365/901326

http://www.tolentinoturismo.it

Comune di Treia

treia_pinacotecaCome la maggior parte delle raccolte pubbliche marchigiane, anche la Pinacoteca di Treia, ospitata nello splendido scenario del piano nobile del Palazzo Comunale, è costituita principalmente da dipinti di soggetto sacro, provenienti dalle varie istituzioni religiose cittadine soppresse con l’Unità d’Italia. Risultato di una fusione che in epoca rinascimentale interessò il Palazzo del Podestà e quello dell’Abbondanza ed i cui effetti sono tuttora riconoscibili nella diversa forma dei pilastri che reggono gli archi della facciata, lo stesso Palazzo Comunale, modificato poi anche nel 1760, è una residenza storica di pregio, come dimostra ad esempio lo studio del sindaco, decorato con dipinti murali in stile liberty ed arredi dell’Ottocento. Nei vari ambienti del piano nobile, le tele sono state esposte secondo i criteri con cui venivano impostate le quadrerie antiche. I numerosi ritratti, che riproducono i volti più insigni della vita culturale e politica della cittadina ed appartenevano alle raccolte artistiche dell’antica e prestigiosa Accademia Georgica, sono collocati su due file, dando vita ad una vera e propria galleria di personaggi illustri, per lo più a mezzo busto, secondo una tradizione inaugurata dalla celebre serie gioviana. Tra le opere provenienti dagli ordini religiosi soppressi, segnaliamo l’interessante Immacolata Concezione, attribuita a Giuseppe Bastiani, la quale domina un rigoglioso giardino all’italiana, dipinto a simboleggiare l’hortus conclusus, cioè la verginità della Madonna. Il Martirio di santa Lucia di Pietro Tedeschi, proveniente dalla chiesa agostiniana della città, e l’Estasi di santa Margherita da Cortona di Antonio Balestra, pervenuta dalla chiesetta del cimitero, sono le punte qualitative che concludono il prezioso gruppo di opere settecentesche presenti nel museo. Molti arredi sette e ottocenteschi sono stati collocati nelle varie sale.

tel. 0733/215919

Comune di Visso

visso_collegiata_di_s_maria1Eretta nel 1338 in granitica pietra locale, con una limpida facciata a cuspide decorata con un semplice rosone ed un elegante portale ogivale a triplo ordine di colonnine, la chiesa di S. Agostino di Visso, demaniata nel 1860 insieme al coevo ed annesso convento agostiniano, fu scelta, nel 1973, come il luogo ideale nel quale convogliare e proteggere le opere d’arte provenienti dalle piccole chiese del territorio, frequentemente interessate da furti. Il Museo è aperto dal 1983, ma recentemente (2004) la raccolta è stata riallestita. Il nucleo di opere esposte racconta la storia civile e religiosa di Visso, che sin dal Medioevo ha assunto il ruolo di crocevia di mercanti, pellegrini ed artisti, in relazione alla sua felice collocazione geografica nel cuore dell’Appennino, al centro di traffici commerciali e vie di pellegrinaggio. Oltre ad un numero strabiliante di capolavori di scultura lignea italiana dal XIII al XVI secolo (ad esempio la romanica Madonna di Fematre, lo splendido Crocefisso trecentesco e la tenerissima Madonna di Macereto, proveniente dall’omonimo Santuario rinascimentale), il Museo conserva molte opere di Paolo da Visso, il pittore locale del XV secolo, come ad esempio il Polittico di Nocelleto (frazione di Castelsantangelo sul Nera) e la Madonna del Voto, commissionata in occasione di una epidemia di peste, per la quale i vissani chiesero l’intercessione della Vergine. Insieme a preziose oreficerie (tra cui la Croce di San Marco attribuita a Nicola da Guardiagrele) e numerosi dipinti (anche una Madonna con Bambino di Orazio Gentileschi), sono esposti alcuni manoscritti autografi di Giacomo Leopardi, acquistati dal comune nel 1869, e la raramente integra serie delle Dodici Sibille, realizzate nel XVII secolo da Nicola Amatore di Jesi, per la sala del consiglio comunale.