mogliano_smariaL’attuale chiesa di Santa Maria risale al XVIII secolo ed è caratterizzata da un’alta facciata incompiuta. Sull’altare maggiore è collocato il prezioso dipinto di Lorenzo Lotto raffiugurante la ‘Madonna in gloria e Santi’ del 1548. Essa ebbe origine da un oratorio del XIV secolo, edificato per scongiurare una pestilenza, oggi adibito a sagrestia. Dopo una tormentata storia di ristrutturazioni ed ampliamenti a partire dal secolo XVI, si arrivò alla nuova costruzione del ‘700.

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L’opera, eseguita nel 1372 da Andrea da Bologna per la chiesa di S. Agostino a Corridonia, raffigura la Madonna dell’umiltà ed è documento dei rapporti intercorrenti tra le Marche e la cultura emiliana. La Vergine, che indossa un pesante mantello blu sopra una tunica scarlatta squisitamente decorata, è raffigurata nell’atto di allattare il Bambino, assisa a terra su un vasamento di marmo rosa. Il Bambino cinge con entrambe le mani il seno della madre e volge il vispo sguardo al fedele. L’opera segue la tradizione iconografica di ‘Maria Lactans’ divenuta in occidente uno dei motivi prediletti dagli artisti dal XIV secolo in poi e quest’opera in particolare rappresenta una delle più eleganti formulazioni del tema.

Il dipinto venne commissionato dagli Agostiniani di Montolmo per la loro chiesa e costituisce l’elemento centrale di un polittico andato probabilmente disperso dopo la soppressione del convento nella seconda metà del XVII secolo. L’opera, dopo un lungo periodo di disattenzione da parte della critica, a causa del cattivo stato di conservazione fino al 1925, è stata pienamente rivalutata per la sua originale raffinatezza. La Vergine è assisa su un ampio trono finemente decorato, il suo capo è coperto da una serie di veli, l’abito è riccamente decorato. Il Bambino, colto nel momento dell’allattamento, rivolge con movimento vivace lo sguardo agli astanti.

La monumentale ‘Crocifissione’ spicca per la sua grandiosa drammaticità all’interno della Chiesa di S. Maria, entro la preziosa cornice originale. L’opera venne commissionata al pittore dal Vescovo Nicolò Bonafede per cento fiorini d’oro. Lotto iniziò la pala nel 1531 e realizzò buona parte del dipinto a Venezia, portandolo poi a termine a Monte San Giusto intorno al 1534, con l’inserimento della figura del committente che compare in primo piano a sinistra. L’artista articola la grande partitura del dipinto su tre piani distinti. Nella fascia superiore le croci di Gesù e dei ladroni si stagliano alte in un cielo fosco, quasi nordico. La fascia centrale è animata dalle figure dei lancieri che sorvergliano la croce. Al centro del dipinto la Madre svenuta è sorretta dalla Maddalena e da San Giovanni. La forte tensione drammatica del dipinto, i colori squillanti e vivaci, la polifonia dei gesti fanno della Crocifissione di Monte San Giusto uno dei capolavori della pittura italiana del Rinascimento.